Draghi: "Ridurre lo spread per proteggere le banche". E sulla manovra: "Fiducioso che si troverà un accordo"

Il differenziale scende a 309 dopo la conferenza stampa del presidente della Bce a Francoforte. Attesa per Standard and Poor's

L'Italia rappresenta un rischio per la zona euro, al pari della Brexit e delle tensioni commerciali. Per questo è cruciale "osservare e applicare le regole fiscali, ma anche cercare il dialogo". Questo il monito del presidente della Bce, Mario Draghi, intervenuto a Francoforte al termine della riunione di politica monetaria a cui ha partecipato anche il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis. Sulla manovra italiana Draghi è "fiducioso che si troverà un accordo", ma ricorda la necessità di "abbassare i toni" per proteggere gli istituti italiani. "I titoli di Stato - spiega - sono nel portafoglio delle banche e se perdono valore ne intaccano il capitale".

Dopo le parole di Draghi lo spread tra Bpt e Bund tedesco termina in forte calo, a 309 punti base, con un rendimento del 3,49%, in discesa rispetto al 3,60% del giorno precedente. Il differenziale aveva già aperto in ribasso, a 319 punti base. La distensione però potrebbe durare poco. Nella serata di venerdì è atteso il giudizio di Standard and Poor's sul debito italiano. Un nuovo declassamento, dopo quello di Moody's una settimana fa, potrebbe fare ripartire l'ascesa dello spread. "Cosa si può fare? Penso che la prima risposta sia abbassare i toni e non mettere in discussione l'Europa", ha avvertito il leader della Banca centrale europea in conferenza stampa a Francoforte dopo la riunione di politica monetaria. "Non ho la sfera di cristallo", ha risposto Draghi a chi gli chiedeva delle possibili conseguenze di un ulteriore aumento dello spread fino a toccare quota 400 punti, ma i titoli di Stato italiani "certamente sono nei bilanci delle banche e se si svalutano pesano".

Da parte del governo si registra maggiore cautela più caute. Nei giorni scorsi il sottosegretario Giancarlo Giorgetti aveva affermato che con lo spread a 400 sarebbe servito un intervento. Quindi è stato il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, ad avvertire che il livello elevato dello spread è rischioso. Concetto ribadito dallo stesso premier Giuseppe Conte: "Se lo spread sale, o se comunque si mantiene alto a questo punto, è un problema, quindi dobbiamo augurarci che scenda. Abbassiamo tutti i toni. Facciamo sistema affinché ciò avvenga". Anche dal mondo della finanza arriva un invito alla cautela. "Se lo spread rimane alto come è adesso per ancora diversi trimestri, la sua trasmissione all'economia reale sarà più importante e quindi potremmo anche avere stime di Pil nazionale diverse", ha avvertito Alberto Nagel, a.d. di Mediobanca. Campanello d'allarme rilanciato anche dalla segretaria Cisl, Annamaria Furlan: "Lo spread lo pagano le famiglie, lo pagano le imprese, lo paga il sistema bancario che chiude poi, in sua difesa, la possibilità per imprese e famiglie di accedere a prestiti e mutui", ha ricordato. "Non si può governare un paese prescindendo dalla sostenibilità economica, dicendo che non te ne frega dello spread e dei numeri - fa eco il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia -. Anche perché quello spread lo pagano le imprese e le famiglie che poi non ti votano e lo dico nell'interesse della politica".

Una voce contraria si leva dal ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, che chiede alla Bce di intervenire: "Se le responsabilità della stabilità del sistema bancario passano nelle mani della Banca centrale europea, dovrebbe essere la Bce a intervenire per evitare che il sistema bancario entri in crisi". Anche il Movimento 5 Stelle, con i deputati della commissione Finanze, replica a Draghi: "Piuttosto che gridare all'allarme spread senza muovere un dito, come invece avrebbe il potere di fare un governatore centrale, sarebbe opportuno intervenire per riformare il sistema".

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