Draghi alla Bce, la sfida è come e quanto intervenire contro crisi

Francoforte (Germania), 31 ott. (LaPresse/AP) - Decidere come e quanto intervenire per combattere la crisi del debito è la vera sfida di Mario Draghi, che da domani entra in carica come presidente della Banca centrale europea. Il governatore uscente di Bankitalia sale al vertice dell'Eurotower nel pieno di un aspro dibattito tra gli Stati dell'eurozona sull'opportunità delle azioni della Bce, sia sul piano di acquisto dei bond dei paesi in difficoltà sia sulla possibilità che l'Efsf ricorra alla leva finanziaria per aumentare la sua capacità di fuoco.

In particolare, la Germania ha già mostrato la sua contrarietà a queste due soluzioni, mentre la Francia ha insistito a lungo affinché il leverage tramite la Bce permettesse all'Efsf di venire in soccorso degli istituti di credito che hanno in pancia una quantità eccessiva di titoli tossici. Con l'Italia e la Spagna a rischio, l'Efsf a 440 miliardi di euro è considerato insufficiente, per questo i leader Ue hanno raggiunto un accordo per portarlo a 1 trilione di dollari. Ma non è ancora chiaro come fino nei dettagli.

Della stessa idea del suo predecessore, il francese Jean-Claude Trichet, Draghi è un coerente difensore dell'ortodossia anti-inflazione della Bce. Ma è anche un abile negoziatore dietro le quinte, che sa trovare accordi e compromessi. Sotto la guida di Trichet, l'Eurotower ha cominciato a malincuore (con le dimissioni del capo economista tedesco Juergen Stark) a comprare titoli di Stato per abbassare i rendimenti delle obbligazioni di Roma e Madrid, per evitare la spirale che ha costretto a Grecia, Irlanda e Portogallo a ricorrere a prestiti internazionali per evitare il default.

Draghi, che da italiano avrà gli occhi puntati dell'opinione pubblica internazionale sulle sue mosse, ha avvertito la scorsa settimana proprio l'Italia, denunciando "l'esitazione e il ritardo sui passi per correggere gli squilibri e le misure per correggere la crescita". L'ex numero uno di via Nazionale si appresta ad assumere un profilo europeo, necessario a garantirsi la fiducia di Berlino, da cui erano arrivate perplessità sulla nazionalità del nuovo inquilino dell'Istituto di Francoforte. Draghi ha sottolineato infatti che "le misure straordinarie sull'acquisto di bond sono temporanee".

Giovedì è prevista la prima riunione del comitato esecutivo della Bce presieduta dal banchiere italiano. Probabilmente il costo del denaro non verrà toccato e il tasso di riferimento rimarrà all'1,5%. Tuttavia rimane sul piatto il rebus sull'acquisto di bond. Fermare il piano potrebbe far schizzare in alto i tassi di Italia e Spagna, rendendole insolvibili. Mentre proseguire lancerebbe un messaggio di minor rigore per i politici dei due Paesi che stanno attuando misure durissime per il consolidamento fiscale.

Secondo l'economista Marco Valli, di Unicredit, Draghi dovrà usare il bastone e la carota "sostenendo i mercati a breve termine e assicurandosi che qualsiasi tipo di supporto sia percepito come temporaneo e che quindi non si sviluppi una dipendenza dei politici dei Paesi in difficoltà". Da Draghi i mercati si attendono una strategia precisa sul sostegno alla stabilità finanziaria con una chiara timeline e strumenti specifici.

Il nuovo presidente della Bce è stato direttore generale del Tesoro tra il 1991 e il 2001, rimanendo al suo posto nonostante l'alternarsi di 10 governi. Nel 1992 seguì dall'interno la crisi che portò l'Italia fuori dal sistema europeo. Come presidente del Comitato Privatizzazioni, tra il 1993 e il 2001, il suo ruolo è stato essenziale per permettere a Roma di entrare nell'euro. Come capo della Banca d'Italia, Draghi è stato uno dei membri del consiglio direttivo della Bce più silenziosi, lasciando ad altri interviste su misure straordinarie o decisioni sulla politica monetaria.

Al G20 di Cannes del 3-4 novembre il banchiere salito sulla vetta dell'Eurotower farà la sua ultima apparizione anche da presidente del Financial Stability Board, che presiede dall'aprile 2006, quando l'organismo si chiamava ancora Financial Stability Forum. Presenterà le raccomandazioni sulle Sifis, ovvero le istituzioni 'too big to fail'. Il suo ruolo nell'Fsb ha contribuito ad accrescere la fiducia dei media e dei governi di tutto il mondo, per l'autorevolezza dimostrata nel mezzo di quella che il suo predecessore, Trichet, ha definito la peggiore crisi economica dalla Seconda Guerra Mondiale.

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