Dl dignità, governo contro Boeri. Lui ribatte: "I dati non si fanno intimidire"
Il ministro del Lavoro si era scagliato contro le lobby che avrebbero modificato la relazione tecnica sul decreto

Nell'infuocato weekend di metà luglio il mirino si sposta da via XX Settembre all'Inps. È lì che pare alla fine nascondersi la 'manina' colpevole di aver inserito nella relazione tecnica al decreto dignità quelle stime sugli ottomila posti di lavoro l'anno a rischio che aveva fatto gridare Luigi Di Maio al complotto delle lobby.

Dopo le polemiche del sabato, si rappezza così, con l'individuazione di un colpevole esterno all'esecutivo, lo strappo consumatosi tra il leader pentastellato e l'economista Giovanni Tria. A sancire la ritrovata armonia una nota congiunta dei due che, caricata ulteriormente dalle dichiarazioni di Salvini, riversa sul presidente dell'Istituto di previdenza Tito Boeri la responsabilità di quei numeri con un "attacco senza precedenti" come lui stesso lo definisce

. Non è la prima volta che Boeri finisce sulla lista nera del governo, dopo i ripetuti scontri con Salvini e la Lega per le sue posizioni sui migranti. Stavolta sono i Cinque Stelle a prendere le distanze. E dire che sabato dal M5s era trapelata l'irritazione nei confronti di alcuni dirigenti considerati troppo vicini alle passate amministrazioni, tanto da sottolineare la necessità di 'fare pulizia' al Mef come alla Ragioneria, che dall'Economia dipende. Domenica, il cambio di rotta, con Di Maio che assicura di non aver "mai accusato né il Ministero dell'Economia e delle Finanze né la Ragioneria Generale dello Stato di alcun intervento nella predisposizione della relazione tecnica al dl dignità".

Certamente però, dicono i due, "bisogna capire da dove provenga quella 'manina' che, si ribadisce, non va ricercata nell'ambito del Mef". Il ministro Tria, sollevata la sua amministrazione dai dubbi, mette a fuoco definendo "le stime di fonte Inps sugli effetti delle disposizioni relative ai contratti di lavoro contenute nel decreto prive di basi scientifiche e in quanto tali discutibili", come si legge nella nota.
 

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