Diversity & Inclusion, la diversità è la chiave per migliorare i luoghi di lavoro

La ricerca coinvolge 55 aziende di almeno 7.400 dipendenti, per il 70 per cento filiali di multinazionali straniere

Un luogo di lavoro sempre più accogliente, attento a ogni individuo e aperto alle diversità. Questo è l'obiettivo principale per aziende moderne e globalizzate, secondo quanto emerge dallo studio "Diversity & Inclusion" (Diversità e Inclusione), realizzato dalla business school italiana Istud e dalla startup Wise Growth, che coinvolge 55 aziende di almeno 7.400 dipendenti, per il 70 per cento filiali di multinazionali straniere.

I principali obiettivi per quanto riguarda la promozione della diversità in azienda sono migliorare il clima a lavoro (lo pensa il 95 per cento del campione) e promuovere la diversità in tutti i livelli gerarchici (è il pensiero dell'84 per cento degli intervistati).

I target a cui sono destinate le strategie gestionali di inclusione riguardano per l'82 per cento delle imprese il genere dei lavoratori, per il 55 per cento i giovani al di sotto dei 30 anni e per il 53 per cento le persone con disabilità. Poco è invece l'interesse per i lavoratori più 'esperti', al di sotto dei 55 anni.

Delle pratiche "Diversity & Inclusion" adottate dalle imprese, il 76 per cento del campione ritiene fondamentale quella dedicata alla "flessibilità" e allo "smart working" (lavoro intelligente), seguita dal networking finalizzato al knowledge sharing (rete di condivisione della conoscenza) per il 55 per cento, i programmi di empowerment (il processo di crescita basato sulla stima di sé stessi) e gli interventi di supporto della maternità, entrambi per il 53 per cento delle aziende. In nessuna società è invece stato trattato il tema legato alla diversità religiosa, solo nel 5 per cento quello relativo ai lavoratori poco qualificati e nel 16 quello sull’orientamento sessuale.

In molti casi c'è un interesse nella creazione di aree specificamente dedicate al miglioramento dell'inclusione in azienda: il 58 per cento del campione prevede la formazione di un manager dedicato alla direzione del personale in materia di diversità; mentre il 40 per cento ha un budget rivolto proprio alla valorizzazione della diversità all’interno di un ambiente di lavoro; infine il 44 per cento è dotato di un comitato di pari opportunità.

Il 67 per cento delle aziende è poco o mediamente soddisfatto dell’effettivo raggiungimento degli obiettivi di Diversity & Inclusion. "La gestione della diversità in azienda è divenuta una necessità imprescindibile in un mondo sempre più complesso, globalizzato, interconnesso", dice Marella Caramazza, direttore generale di Istud. Mentre per il presidente di Wide Groth, Maria Cristina Bombelli "nel futuro sarà necessaria una puntuale analisi delle criticità organizzative e bisognerà costruire delle risposte sulle singole realtà. Ogni azienda ha una propria cultura che va compresa e interpretata".

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