Disoccupazione: su Italia, giù Germania

Roma, 2 mag. (LaPresse) - Il tasso di disoccupazione sale in Italia e scende in Germania. A marzo nel nostro Paese, secondo i dati diffusi stamane dall'Istat, il tasso si attesta al 9,8%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto a febbraio e di 1,7 punti rispetto a marzo 2011. Ancora peggio va ai giovani tra i 15 e i 24enni, tra i quali l'indice è pari al 35,9%, in aumento di 2 punti percentuali rispetto a febbraio. In tutto in Italia sono 2 milioni e 506mila i disoccupati. E' dal settembre del 2009 che il loro numero ha sfondato quota due milioni e da allora non è più sceso sotto questa soglia. Dal marzo scorso, quando era poco sopra (2 milioni e 30mila), ha subito una repentina accelerazione e in un anno è salito di quasi mezzo milione (476mila unità).

Il tasso di occupazione, per contro, a marzo è pari al 57%, in diminuzione nel confronto congiunturale di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 0,2 punti rispetto a marzo del 2011. La crescita della disoccupazione interessa sia gli uomini sia le donne. Il tasso di disoccupazione maschile cresce di 0,3 punti percentuali nell'ultimo mese, portandosi al 9,0%; quello femminile segna una variazione positiva di 0,1 punti e si attesta all'11,0%. Rispetto all'anno precedente il tasso di disoccupazione maschile sale di 1,6 punti percentuali e quello femminile di 1,9 punti.

Mentre in Italia la disoccupazione continua a guadagnare posizioni, in Germania l'indice (grezzo, quello non destagionalizzato) è sceso al 7% ad aprile, grazie a un aumento stagionale delle assunzioni, che si ripete ogni primavera. Il dato è stato reso noto la Bundesagentur fuer Arbeit, l'agenzia per il lavoro tedesca, secondo la quale il calo è stato dello 0,2% rispetto al tasso del 7,2% registrato a marzo. Stando ai dati dell'agenzia, il numero totale di disoccupati in Germania è sceso a 2,96 milioni di persone ad aprile, 65mila in meno rispetto a marzo, infrangendo la barriera psicologica dei 3 milioni. Su base annua, il numero di disoccupati è sceso di 115mila unità, grazie alla forte domanda interna e alle solide esportazioni.

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