Dexia: Persi 6,32 mln per ristrutturazione ed esposizione a Grecia

Bruxelles (Belgio), 9 nov. (LaPresse/AP) - La ristrutturazione e i prestiti alla Grecia nel terzo trimestre sono costati a Dexia 6,32 miliardi di euro. Lo ha fatto sapere lo stesso gruppo bancario franco-belga, che non ha fornito dati completi sull'utile netto o sulle perdite visto che è nel pieno di uno smantellamento. La banca ha anche annunciato di essere esposta per 10 miliardi di euro al debito dell'Italia e per 1,84 miliardi a quello del Portogallo. Il ricavato dalla vendita di ulteriori attività, come la controllata turca DenizBank e Dexia Banque Internationale Luxembourg, potrebbe ammortizzare le perdite comunicate oggi.

Dexia ha comunicato che la perdita maggiore è stata causata dalla nazionalizzazione della branca belga Dexia Banque Belgique da parte del governo di Bruxelles lo scorso 9 ottobre, che le è costata 4,07 miliardi perché il ricavato dalla vendita è stato usato perlopiù per ripagare i prestiti. Gli altri 2,32 miliardi di perdita sono dovuti invece all'esposizione di Dexia ai bond del governo di Atene: anziché rinunciare al 50% del loro valore come da accordo raggiunto nell'eurozona, infatti, il gruppo franco-belga ha scelto di rinunciare al 55%. Nell'incertezza sull'esito della situazione in Grecia e sull'applicazione dell'accordo di salvataggio da parte di Atene, infatti, Dexia ha scelto di accettare una perdita sul debito greco in suo possesso più ampia di quella negoziata nell'intesa europea del 27 ottobre. In caso di default, però, le perdite salirebbero ben oltre il 55%.

Sempre nel terzo trimestre Dexia ha ricavato un profitto di 135 milioni di euro dalla vendita dell'assicurazione turca DenizEmeklilik, che non è però riuscita a compensare le grosse perdite.

L'amministratore delegato di Dexia, Pierre Mariani, ha detto che il gruppo registrerà probabilmente una perdita di oltre 10,5 miliardi di euro nei primi nove mesi dell'anno, considerando la perdita di più di 4 miliardi già rilevata nel secondo trimestre. Mariani ha inoltre aggiunto che Dexia ha rinunciato anche a parte del valore dei bond emessi dal comune di Atene e dalla compagnia ferroviaria greca.

Dexia è stata salvata alla fine del 2008 dai governi di Belgio, Francia e Lussemburgo con circa 6,4 miliardi di euro dopo il congelamento del credito seguito al crollo di Lehman Brothers. Lo scorso 9 ottobre, inoltre, gli stessi governi si sono accordati per garantire fino a 90 miliardi di euro per la cosiddetta bad bank nella quale dovrebbero essere convogliati i titoli tossici del gruppo, in crisi di liquidità. Precisamente il Belgio dovrebbe fornire il 60,5% della somma, la Francia il 35,5% e il Lussemburgo il 3%. A intervenire sono stati questi Paesi perché il gruppo è per il 17,6% di proprietà del fondo sovrano francese Caisse des Depots et Consignations; inoltre i governi di Parigi e Bruxelles possiedono un ulteriore 5,7% ciascuno e tre autorità regionali del Belgio possiedono insieme un'altra quota del 5,7%. Sempre nell'ambito del piano di salvataggio di Dexia, la filiale belga è stata nazionalizzata e acquistata dal governo di Bruxelles per 4 miliardi di euro; inoltre la controllata in Lussemburgo Dexia Banque Internationale dovrebbe essere ceduta a un gruppo di investitori internazionali e al governo lussemburghese.

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