Manovra, Tria: "Abbassare i toni con Ue. Manovra coraggiosa non da irresponsabili"

Stop dell'ufficio parlamentare di Bilancio alle previsioni 2019 della Nadef: "Deviazione significativa dalle regole di Bruxelles"

"Vorrei dichiarare il mio accordo con quanto detto dal presidente della Camera, Roberto Fico, circa la necessità di abbassare i toni con l'Unione europea". Così il ministro dell'Economia Giovanni Tria interviene in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato riunite a Montecitorio. Sulla manovra, il ministro ha spiegato che "scommettere sui cittadini non è solo un modo nuovo di agire, ma anche coraggioso che non vuol dire impavido e irresponsabile". Anzi per il ministro le previsioni potrebbero "essere ampiamente oltrepassate" con "l'attuazione delle misure di sostegno agli investimenti" e il miglioramento dei mercati perché "i recenti livelli di rendimento dei titoli di Stato non riflettono i dati fondamentali del Paese" e con l'approvazione della manovra spera "si dissolva l'incertezza sui mercati degli ultimi mesi".

Ridurre divario crescita con Ue per diminuire debito/Pil - "I risultati di crescita non hanno consentito nel passato decennio di diminuire il debito pubblico che è aumentato anche in rapporto al Pil. A questo punto il governo si è posto l'obiettivo di ridurre il divario di crescita con l'Europa per diminuire il rapporto debito/Pil". In altre parole, "quello che il governo sta dicendo con questa strategia è che la stabilità finanziaria non può essere raggiunta senza la stabilità sociale. È il momento di prendere decisioni coraggiose e correggere gli errori del passato".

Strategia contenimento debito non ha funzionato, al centro crescita - "È del tutto evidente che la strategia di contenimento" del debito "finora attuata non è risultata efficace - ha continuato Tria in audizione - Ormai da trent'anni il peso del debito pubblico vincola le scelte quindi al di là delle politiche europee va affrontato. Occorre quindi spostare l'obiettivo: solo attraverso una strategia che abbia al centro la crescita dell'Economia è possibile avviare un percorso chiaro di riduzione del rapporto debito/Pil. Per tale ragione il governo sentita la commissione Ue ha deciso di ridefinire il percorso verso l'obiettivo di medio termine".

Risposte a cittadini e imprese in tema di crescita e welfare -  "La Nadef riveste un importanza particolare in quanto è il primo atto di programmazione economica e che mette a sistema le politiche del governo e ambisce a dare risposta alle domande di cittadini e imprese in tema di crescita e welfare", tenendo presente il contesto europeo "che ci vede in un ritardo non più accettabile a dieci anni dalla crisi".

Debito al 126,7% nel 2021, sarebbe prima volta - "La riduzione del debito pubblico lo porterà dal 131,2% del 2018 al 126,7% nel 2021, sarebbe la prima volta. È noto che la commissione europea ha espresso perplessità sulla nostra manovra, ma si apre adesso la fase del confronto costruttivo", ha proseguito Tria.

Reddito e investimenti di cittadinanza per chi è più vulnerabile - Per il ministro dell'Economia, poi, "il reddito di cittadinanza è un investimento di cittadinanza sulle sue componenti più vulnerabili perché tornino a essere parti attive della vita lavorativa della società. Uno strumento per sostenere le categorie vulnerabili che hanno sofferto la crisi e soffrono della transizione tecnologica. Eliminerà sacche di povertà non accettabili nel settimo paese del mondo. Non si può stare nei mercati globali senza un rafforzamento delle reti di protezione per i perdenti". 

Per stop aumenti Iva 5,5 mld nel 2020 e 4 nel 2021 - "L'obiettivo di indebitamento netto del 2,4%, superiore di sei decimi di punto al valore stimato per il 2018, consentirà anche la disattivazione dell'aumento dell'Iva per il 2019, per il 2020 e il 2021 il deficit è previsto al 2,1% e all'1,8% e "troverà spazio la riduzione di aumenti Iva per 5,5 miliardi nel 2020 e per 4 miliardi nel 2021". 

La bocciatura dell'Upb - A fine giornata arriva però uno stop da parte dell'Ufficio parlamentare di Bilancio (Upb), che non ha validato le previsioni macroeconomiche relative al 2019 contenute nel quadro programmatico della Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza (Nadef). Il presidente dell’Upb Giuseppe Pisauro, pur apprezzando il forte impegno sugli investimenti pubblici, ha trovato nei documenti del governo "significativi e diffusi disallineamenti" rispetto alle stime elaborate da un panel di quattro previsori indipendenti: oltre allo stesso Upb, ci sono Cer, Prometeia, Ref-Ricerche.

Dall’esecutivo, secondo l'economista, è stata preparata una previsione "eccessivamente ottimistica" tanto per il Pil reale (1,5%) quanto per quello nominale (3,1%). E questo porterà quasi certamente ad un confronto difficile con Bruxelles. Pisauro, in audizione sul Def davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato riunite a Montecitorio, ha detto che le previsioni del governo implicano una "deviazione significativa" anche per la regola della spesa Ue. Se tale deviazione fosse giudicata dalla Commissione europea "chiaramente" al di sotto di quanto raccomandato dal Consiglio europeo nel luglio scorso (aggiustamento strutturale di 0,6 punti percentuali), la stessa Commissione potrebbe giudicare "particolarmente grave" il mancato rispetto delle regole del Patto.

Dopo la decisione dell'Upb, ora la mossa spetta al ministro dell'Economia, che ha due opzioni: la prima è recepire le richieste di modifica del quadro macroeconomico, l’altra è non farlo. Una risposta, secondo quanto trapela dal ministero di via XX settembre, Tria la darà in Parlamento già mercoledì, probabilmente in mattinata, prima di partire verso Bali per un incontro dell'Fmi. Nel caso Tria rivendicasse la bontà del suo quadro - e probabilmente lo farà, visto che i vicepremier Di Maio e Salvini hanno reagito con un "andiamo avanti" - il ministro dovrà spiegare alle commissioni parlamentari competenti le sue motivazioni.

Una bocciatura da parte dell'Upb non è una novità: è già accaduta nel 2016 con Pier Carlo Padoan ministro dell'Economia e Matteo Renzi presidente del Consiglio. Renzi avrebbe poi abbandonato Palazzo Chigi alla fine di quell’anno, dopo aver perso il referendum costituzionale su cui puntava. Ma qualche settimana prima, Padoan dovette difendere le sue ragioni davanti alla "non validazione" dell'Ufficio parlamentare di bilancio. L'ex ministro non modificò la nota di aggiornamento al Def, spiegando le sue ragioni. Il contrasto, comunque, alla fine venne superato con una successiva resa di Padoan, che aumentò le stime del deficit.

 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata