Debito a livelli record. Bankitalia: "Servono conti pubblici credibili"
Toccati i 2.327,4 miliardi. Il ministro Tria: "Calo del debito non è in discussione, ribaltare tendenza"

Il debito italiano continua a salire e tocca livelli record. A maggio il passivo delle amministrazioni pubbliche è aumentato di 14,6 miliardi rispetto al mese precedente, portandosi 2.327,4 miliardi. L'incremento, rende noto la Banca d'Italia, è dovuto al fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (7,6 miliardi) e all'aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (5,4 miliardi a 57,6). L'effetto complessivo degli scarti e dei premi all'emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all'inflazione e della variazione dei tassi di cambio ha aumentato il debito di 1,5 miliardi.

Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, si legge in una nota di Palazzo Koch, il debito delle amministrazioni centrali è aumentato di 14,9 miliardi e quello delle amministrazioni locali è diminuito di 0,3 miliardi, mentre il debito degli enti di previdenza è rimasto pressoché invariato.

Dati che non fanno che confermare quanto sia necessario uno sforzo per la sua riduzione. E sul punto il ministro dell'Economia Tria precisa: "Il profilo di discesa del debito non sarà in discussione, discuteremo dei tempi e del profilo dell'aggiustamento strutturale, ma il centro della manovra è ribaltare la tendenza fino ad oggi di aumentare sempre la quota di spesa corrente a scapito della spesa per gli investimenti". 

Spread. Strettamente connesso al debito è l'andamento dello spread Btp-Bund. Le "tensioni", spiega Bankitalia nel suo bollettino economico, sono diminuite dopo la formazione del governo, ma il differenziale resta ancora troppo alto, così come la volatilità. Via Nazionale sottolinea che "negli ultimi giorni di maggio e nei primi di giugno si è fortemente accentuata la volatilità sui mercati finanziari del nostro Paese, in connessione con l'incertezza sulla formazione del nuovo Governo". Poi, prosegue il bollettino, "le tensioni sono state parzialmente riassorbite a partire dalla seconda settimana di giugno: i rendimenti a breve si sono ridotti in misura marcata" e "i premi per il rischio sovrano dell'Italia sulla durata decennale sono diminuiti di 48 punti base rispetto al momento di maggiore tensione, ma restano 111 punti al di sopra dei livelli registrati alla metà di maggio".

Banca d'Italia avverte inoltre che "aumenti repentini della volatilità sui mercati finanziari, in connessione con un riaccendersi dell'incertezza sulle politiche economiche, potrebbero ripercuotersi sul costo del finanziamento di famiglie e imprese". Per rendere più stabile il mercato, quindi, sono necessarie "prospettive credibili di aggiustamento dei conti pubblici e di sostegno del potenziale di crescita di lungo periodo".

Crescita. E l'Italia, sempre secondo le stime di Palazzo Koch, continuerà a crescere nel prossimo triennio, con il Pil che dovrebbe aumentare dell'1,3% quest'anno, dell'1% il prossimo e dell'1,2% nel 2020. Lo stima la Banca d'Italia nel suo bollettino economico. La previsione di quest'anno è in linea con quella rilasciata ieri della Commissione europea, che è un po' più ottimista e ritiene che il Pil del Belpaese possa crescere dell'1,1% nel 2019. Bankitalia sottolinea tuttavia che il ritmo potrebbe risentire "in prospettiva dei più elevati prezzi del greggio". Nel triennio l'inflazione, pur rimanendo lievemente inferiore a quella del complesso dell'area dell'euro, risalirebbe con gradualità anche nella componente di fondo e toccherebbe l'1,5% nel 2020, "nell'ipotesi che prosegua il miglioramento delle aspettative e che ciò si traduca in una progressiva ripresa delle retribuzioni nominali".

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