De Benedetti: Italia zavorra mondiale, c'è declino morale

Napoli, 18 ott. (LaPresse) - L'Italia è la "zavorra della crescita mondiale". Lo afferma Carlo De Benedetti, intervenendo al convegno dei giovani di Confindustria. De Benedetti parla di "declino morale" e di "senso di frustrazione, che noi italiani stiamo vivendo" per la situazione del Paese. Per l'imprenditore serve "abbattere le corporazioni e combattere e i veti sindacali", come anche la "cattiva politica", e "lasciare spazio alla generazione dei trentenni e dei quarantenni, ma io insisto sui trentenni perché sono fuori da incrostazioni e lacciuoli che fanno di noi uomini del passato". "Non ce l'ho con la politica, ce l'ho con la cattiva politica", spiega De Benedetti, che aggiunge: "Come si va a non avercela con cimici attente solo ai propri interessi?". Il presidente onorario di Cir se la prende anche con la classe dirigente dell'economia italiana. "C'è l'ho con il salotto buono della finanza - sottolinea - con cui, a fatica, ho sempre cercato di non avere a che fare". E si chiede: "Quanto tempo fa è diventata la grottesca riproposizione di vecchi schemi che dietro alle operazioni di sistema nascondeva solo credito facile agli amici?". "Quanti tra noi imprenditori - chiosa ancora De Benedetti - hanno pensato che far parte di quel sistema fosse un modo per sopravvivere, per imporsi sui correnti? Ma in questo modo si compra tempo, e prima o poi si fallisce".

"TELECOM? UNA CAPORETTO". Il caso di Telecom è stato "uno dei momenti più bassi della Caporetto del nostro capitalismo", afferma ancora Carlo De Benedetti, intervenendo al convegno, sottolineando che la società italiana delle telecomunicazioni è stata "sacrificata in vent'anni, fino a vederla umiliata, ed è passata agli spagnoli con un'intesa scandalosa" che non ha portato "nessun benefico per i piccoli azionisti, ma solo un accordo sotterraneo" a vantaggio delle banche.

"SU ALITALIA FU SCELTA PERVERSA". Per De Benedetti il salvataggio di Alitalia da parte dei cosiddetti 'capitani coraggiosi' con l'operazione Cai "è stato un perverso scambio di interessi tra una politica che mira al consenso immediato e imprese e banche che guardano al tornaconto immediato e, a volte, personale".

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