Dazi alla Cina, crollano le Borse asiatiche. Ue chiede esenzione permanente
Ma Pechino passa al contrattacco e minaccia tasse per 3 miliardi di dollari su 120 beni americani

La guerra tra Cina e Usa a colpi di dazi affonda le Borse. Tokyo chiude in netto ribasso, appesantita dalle tensioni commerciali tra i due Paesi. L'indice Nikkei termina gli scambi lasciando sul campo il 4,51% a 20.617,86 punti. Anche i listini cinesi sono in forte calo. A Shanghai l'indice Composite termina gli scambi perdendo il 3,39% a 3.152,76 punti, mentre a Shenzhen il Component è in flessione del 4,02% a 10.439,99 punti.

LA CINA PASSA AL CONTRATTACCO. Ma la Cina non ci sta a frasi mettere i piedi in testa, sostenendo di non aver "paura di una guerra commerciale". E in risposta ai dazi sulle importazioni cinesi decisi dagli Stati Uniti minaccia dazi per 3 miliardi di dollari su 120 beni americani. Pechino ha presentato una lista di prodotti americani da tassare, che vanno dalla frutta fresca alla carne suina e al vino. Il governo cinese, tuttavia, ha anche indicato di essere disponibile a negoziare un accordo. Il ministero del Commercio cinese ha avvertito che potrebbero essere imposti dazi del 15% su 120 beni del valore di quasi 1 miliardo di dollari, che includono frutta fresca, noci e vino; verrebbero imposti se con gli Stati Uniti non si raggiungesse un "accordo di compensazione commerciale". In una seconda fase, verrebbero imposte tariffe del 25% su otto beni per un totale di quasi 2 miliardi di dollari, che riguarderebbero suini e alluminio, dopo "un'ulteriore valutazione dell'impatto delle misure statunitensi sulla Cina".

LE MISURE DI TRUMP. La mossa di Trump contro le "pratiche scorrette" del gigante asiatico si concretizza sotto forma di misure punitive da 60 miliardi di dollari contro le importazioni cinesi. Si salvano "per il momento" i Paesi alleati di Washington, a partire dall'Unione europea. Esclusi dai dazi anche Canada, Messico, Australia, Argentina, Brasile e Corea del Sud, secondo quanto comunicato dal rappresentante del commercio statunitense Robert Lighthizer.

L'obiettivo dichiarato della Casa Bianca è porre fine a ciò che definisce "concorrenza sleale" e "furto di proprietà intellettuale" da parte di Pechino. "Ciò che gli Stati Uniti stanno facendo è difendersi strategicamente dall'aggressione economica della Cina", ha dichiarato Peter Navarro, direttore del National Trade Council. 

LE RICHIESTE DELL'UE. Nel frattempo l'Unione europea fa sapere di non ritenere sufficiente l'esclusione temporanea concessa da Trump. L'Ue "esige che questa esenzione sia permanente" e "si riserva il diritto di rispondere alle misure statunitensi in modo appropriato e proporzionato", scrivono i capi di Stato e di governo europei nelle loro conclusioni.

Il Consiglio europeo dice inoltre di deplorare la decisione degli Stati Uniti e aggiunge: "Queste misure non possono essere giustificate" da motivazioni legate a "sicurezza nazionale e protezione settoriale" e sono "un rimedio inappropriato per il problema concreto della sovraccapacità", un tema su cui "l'Ue ha già offerto piena collaborazione agli Stati Uniti" in diverse occasioni.

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