Dal cavalier B. al rettore Monti

Roma, 13 nov. (LaPresse) - Il Paese volta pagina con l'incarico di formare un nuovo governo affidato dal capo dello Stato Giorgio Napolitano a Mario Monti. Ma di nuovo c'è anche il linguaggio politico dei due protagonisti di queste ultime ore decisive per il futuro dell'Italia alle prese con la sfida della crisi e con il giudizio, pronto a colpirla nel bene o nel male da domani, già all'apertura delle borse. Sotto i fari puntati ormai da tempo delle istituzioni europee e internazionali e dei mercati. "C'è emergenza ma possiamo superarla con uno sforzo comune", ha detto Monti al termine del suo incontro con il presidente Napolitano al Quirinale. La consapevolezza che filtra da ogni parola è l'urgenza che vive il Paese e di cui si dovrà tenere conto nel formare il nuovo esecutivo. Risuonano sia nelle farsi del presidente della Repubblica, sia in quelle di Monti da lui incaricato di dare luogo a un nuovo esecutivo, i termini "responsabilità", "unità", "rispetto", "condivisione", "coesione". E anche "equità sociale".

E poi, dai primi annunci, anche sul metodo, totale discontinuità con i vecchi rituali di una certa politica che rappresentano una tentazione sempre latente per i partiti: "Le consultazione saranno svolte con senso urgenza ma scrupolo - ha detto Monti - tornerò poi dal presidente per togliere la riserva con cui ho accettato stasera l'incarico". "Intendo adempiere a questo compito con senso responsabilità. In un momento di particolare difficoltà Italia deve vincere la sfida del riscatto, dobbiamo essere un elemento di forza e non debolezza dell'Unione europea di cui siamo fondatori", ha spiegato il professore della Bocconi ed ex commissario europeo. Non c'è tempo da perdere è il succo anche dell'intervento del presidente Giorgio Napolitano al termine dell'incontro con Monti: "E' giunto il momento della prova - ha dichiarato il capo dello Stato - il momento del massimo senso di responsabilità. Non è tempo di rivalse faziose né di sterili recriminazioni. E' ora di ristabilire un clima di maggiore serenità e reciproco rispetto". "Il mio convincimento - ha poi detto la più alta carica dello Stato - è che sia nell'interesse generale del Paese sforzarsi di formare un governo che possa ottenere il più largo appoggio in Parlamento su scelte urgenti di consolidamento della nostra situazione finanziaria e di miglioramento delle prospettive di crescita economica e di equità sociale per il paese considerato nella sua unità". "L'urgenza di quelle scelte - ha proseguito Napolitano - a partire dalla concretizzazione delle misure già concordate in sede europea - deriva dalla gravità della crisi finanziaria e dei pericoli di regressione economica dinanzi a cui si trovano l'Italia e l'Europa".

L'inquilino del Quirinale fa ricorso a un esempio concreto per dare il segno della gravità della situazione, con una scelta che appare quasi irrituale: "Da domani alla fine di aprile verranno a scadenza quasi duecento miliardi di Euro di Buoni del Tesoro e bisognerà rinnovarli collocandoli sul mercato. Tentare in questo momento di evitare un precipitoso ricorso a elezioni anticipate e quindi un vuoto di governo, è un'esigenza su cui dovrebbero concordare tutte le forze politiche e sociali preoccupate delle sorti del Paese". Napolitano ha spiegato che "la particolare fragilità del nostro Paese sta nell'altissimo debito pubblico accumulato nel passato". "E' un peso che, visto il fortissimo rialzo degli interessi sui nostri Buoni del tesoro e il ristagnare dell'attività economica - ha detto - rischia di mettere a dura prova l'impegno dello Stato.E' perciò indispensabile recuperare la fiducia degli investitori e delle istituzioni europee, operando senza indugio nel senso richiesto". "E' in nome di questa esigenza - ha affermato Napolitano - che ho deciso di affidare al sen. professor Mario Monti l'incarico di formare un nuovo governo, aperto al sostegno e alla collaborazione da parte sia dello schieramento uscito vincente dalle elezioni del 2008 sia delle forze collocatesi all'opposizione".

Per il capo dello Stato dunque "non si tratta ora di operare nessun ribaltamento del risultato delle elezioni del 2008 né di venir meno all'impegno di rinnovare la nostra democrazia dell'alternanza attraverso una libera competizione elettorale per la guida del governo". Per Napolitano invece "si tratta soltanto - a tre anni e mezzo dall'inizio della legislatura - di dar vita a un governo che possa unire forze politiche diverse in uno sforzo straordinario che l'attuale emergenza finanziaria ed economica esige". Un cammino complesso. E Napolitano lo sa bene: "Il tentativo che oggi propongo- ha illustrato - è difficile, lo so, dopo anni di contrapposizioni e di scontri nella politica nazionale, e di molti inascoltati appelli alla moderazione, a un confronto non distruttivo, a una maggiore condivisione e coesione su scelte e obbiettivi di fondo". "Ma, rispettando le posizioni di tutti e le decisioni che in definitiva spetteranno al Parlamento- ha auspicato - confido che si voglia largamente incoraggiare nell'incarico di formare il nuovo governo il senatore professor Mario Monti, personalità indipendente, rimasta sempre estranea alla mischia politica, e al tempo stesso dotata di competenze ed esperienze che ne fanno una figura altamente conosciuta e rispettata in Europa e nei più larghi ambienti internazionali". Al professor Monti dunque pare potrebbe spettare il difficile compito di salvare l'Italia dal rischio, più volte sfiorato, di cadere nel baratro. Le parole dell'uomo che ha l'incarico di comporre e guidare la squadra che dovrà raggiungere questo obiettivo paiono sgombrare il campo da scenari che configurino misure da 'macelleria sociale' da molti paventate. Insomma lacrime sì, ma forse non tutto il sangue che qualcuno già preconizza: "I nostri sforzi - ha annunciato Monti - saranno indirizzati a risanare la finanza pubblica in un quadro di cresciuta attenzione per l'equità sociale per creare un futuro di dignità e speranza". "Questo governo lo farà con con profondo rispetto del Parlamento e delle forze politiche", ha detto Monti al termine dell'incontro con Napolitano.

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