Da Ue sì a flessibilità per 14 miliardi. Renzi: Volevo di più
Il ministro Padoan annuncia: "Impegno del governo per soddisfare le regole fiscali europee nel 2017"

Arriva, dopo mesi di attesa, il via libera dell'Ue alla richiesta di flessibilità dell'Italia. La Commissione europea ha inviato al nostro Paese una missiva firmata da Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici, rispettivamente vicepresidente dell'esecutivo comunitario e commissario agli affari economici, con la quale annuncia l'ok per una flessibilità sul deficit 2016 pari a 0,85 punti percentuali di Pil, vale a dire circa 14 miliardi.

"Oggi l'Europa ci riconosce una ulteriore stabilità, anche se è ancora meno di quella che avrei voluto", ha commentato il premier Matteo Renzi. "Abbiamo ottenuto un accordo significativo e importante - ha aggiunto -. Non è la soluzione di tutti i mali ma afferma un principio: sulla flessibilità l'Europa c'è".

L'Italia aveva chiesto oltre un punto. Sono arrivati uno 0,5% per la clausola relativa alle riforme strutturali (il massimo possibile), un altro 0,25% per la clausola degli investimenti (contro lo 0,3-0,4% richiesto), uno 0,04% "per l'incremento dei costi relativi al flusso dei migranti" e un ulteriore 0,06% "per i costi eccezionali legati direttamente alla situazione della sicurezza" (contro lo 0,2% richiesto).

"Nessuno Stato membro - sottolineano i due commissari nella missiva - ha mai richiesto né ricevuto nulla di vicino a questo ammontare di flessibilità", che è "senza precedenti". Ora in cambio, si legge nella stessa lettera, "la Commissione ha bisogno di un chiaro e credibile impegno" per accelerare la riduzione del deficit italiano nel 2017. Occorre, spiegano i commissari, uno sforzo ulteriore "tra lo 0,15% e lo 0,2% del Pil".

Immediata la risposta del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan: "Sia la Commissione europea che il Governo italiano prevedono una ripresa in rafforzamento in Italia così come nell'eurozona anche se non ancora pienamente soddisfacente. Questo evidenzia la necessità di fare tutti i possibili sforzi, nel mix delle politiche interne e dell'eurozona, per rilanciare la crescita e la creazione di occupazione. In questo complesso scenario, lasciatemi ribadire l'impegno, incluso nello sforzo fiscale già pianificato, preso dal Governo italiano nell'ultimo programma di stabilità, che si rifletterà nel prossimo Draft Budgetary Plan (Dbp), per soddisfare le regole fiscali europee nel 2017".

L'apertura di Bruxelles arriva dopo mesi di tira e molla. A febbraio ci fu uno scambio acceso tra Renzi e il capo della Commissione Jean-Claude Juncker, con il primo che definì "burocrati" i commissari europei. Juncker venne poi in Italia a fine mese con un ramoscello di ulivo: elogiò l'esecutivo italiano per il record minimo di infrazioni e per la "condotta esemplare" sulla questione dei migranti, a fronte delle discutibili scelte di chiusura di molti altri Paesi Ue.

Ad aprile però il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, era stato anche lui a Roma per un convegno presso l'ambasciata tedesca. In quell'occasione attaccò a testa bassa l'Italia, dicendo che Padoan era "troppo ottimista". Chi temeva che si trattasse di una anticipazione dell'orientamento dell'Ue, però, evidentemente si è sbagliato.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata