Crisi, Unimpresa: 5 aziende su 8 chiedono prestiti per pagare tasse

Roma, 2 ago. (LaPresse) - Cinque aziende su otto chiedono prestiti in banca per pagare le tasse. Questi il dato che emerge da un sondaggio del Centro studi di Unimpresa, condotto fra le 122mila imprese associate sulla base dei dati raccolti al 30 giugno 2014. Unimpresa stima che il 62% delle micro, piccole e medie imprese italiane è stato costretto a ricorrere a un finanziamento per onorare le scadenze fiscali. C'è l'Imu-Tasi in cima alla lista dei balzelli che hanno spinto gli imprenditori a rivolgersi agli istituti di credito. Quanto ai settori produttivi, sono gli operatori turistici (per gli alberghi), le piccole industrie (per i capannoni) e la grande distribuzione (per i supermercati) quelli maggiormente esposti con le banche a causa dei versamenti fiscali sugli immobili e, più in generale, per tutti gli adempimenti con l'erario.

Oltre 76.200 Pmi associate a Unimpresa (il 62,5% del totale), dunque, hanno chiesto soldi alle banche, nel primo semestre di quest'anno, per rispettare le scadenze tributarie. Le rilevazioni, i cui risultati sono in linea con quelle svolte nel 2012 e nel 2013, sono state effettuate dall'1 luglio al 31 luglio attraverso le sedi di Unimpresa sparse su tutto il territorio nazionale. E' l'Irap l'altra tassa che mette in difficoltà gli imprenditori italiani, tenuto conto che l'imposta regionale sulle attività produttive si paga anche quando i bilanci sono in perdita, dunque in assenza di utili. Tre, in particolare, i comparti dell'economia del Paese "strozzati" dal tributo immobiliare. Secondo il sondaggio Unimpresa, gli ostacoli maggiori sono stati riscontrati per le categorie che basano più di altre la loro attività imprenditoriale proprio sugli immobili. E dunque si tratta degli operatori turistici (con i proprietari di alberghi in cima alla classifica), delle piccole industrie e delle fabbriche (per i capannoni) e del comparto della grande distribuzione organizzata (per i supermercati).

"Tutto ciò - spiega il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi - genera un triplo effetto negativo sui conti e sulle prospettive di crescita delle aziende. Il primo è l'apertura di linee di credito destinate a coprire le imposizioni fiscali invece di nuovi investimenti, il che limita la natura stessa dell'attività di impresa. Il secondo problema sorge, poi, alla chiusura degli esercizi commerciali, quando il valore degli immobili posti a garanzia dei prestiti fiscali va decurtato in proporzione al valore dell'ipoteca, con una consequenziale riduzione degli attivi di bilancio. Il terzo guaio è relativo a eventuali altri finanziamenti per i quali l'impresa deve affrontare due ordini di problemi: meno garanzie da presentare in banca e un rating più alto che fa inevitabilmente impennare i tassi di interesse".

Secondo Longobardi "questa è la prova che un sistema tributario troppo pesante si accanisce sulle imprese fino a portarle allo sfinimento, se non al fallimento. Attivare linee di credito per pagare le tasse è assurdo: vuol dire la fine del sistema economico. Di fatto l'impresa si trova morsa in una tenaglia, con fisco e credito che tagliano le gambe e chiudono le porte del futuro. Alla fine il conto arriva anche per lo Stato: un'impresa che annaspa diventa un contribuente meno 'generoso' e pure il gettito tributario ne risente e non poco sia sul fronte dell'imposizione diretta (a esempio l'Ires) sia su quello dell'imposizione indiretta (come l'Iva)".

"In una situazione così grave - continua -, siamo costretti a constatare che è stata data precedenza alla riforma costituzionale, volta a dare riassetto al Senato, e allo stesso tempo che è stata di fatto messa ai box, in particolare, la delega sul lavoro. In questa fase drammatica per l'economia, con le vie d'uscita sempre meno visibili, sarebbe opportuno mettere su una corsia preferenziale le misure necessarie a mettere il Paese in condizione di imboccare la ripresa, mentre i provvedimenti di carattere istituzionale potrebbero restare su un binario più lento. Chiediamo un impegno a governo e Parlamento".

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata