Crisi, Confartigianato: In 10 anni boom 'no profit', associazioni +28%

Roma, 17 set. (LaPresse) - Contro la crisi è boom di di associazionismo e welfare 'fai da te'. E' quanto emerge da un rapporto dell'Ufficio studi di Confartigianato che rileva che , tra il 2001 e il 2011, il numero delle associazioni no profit è cresciuto del 28%. Oggi se ne contano 301.191, che occupano 680.811 persone e vengono aiutate nelle loro attività da ben 4.758.622 volontari, pari all'8% della popolazione.

Dalla rilevazione affiora un quadro drammatico sul fronte dell'occupazione: 3.076.300 italiani sono disoccupati, ai quali si aggiungono 1.703.500 inattivi 'scoraggiati' (vale a dire che non cercano lavoro perché ritengono di non riuscire a trovarlo) e 318.600 cassintegrati, per un totale di 5.098.400 persone (pari al 10% della popolazione) che vivono gravi difficoltà nel mercato del lavoro. La crisi, sottolinea ancora l'indagine di Confartigianato, ha peggiorato anche le condizioni di vita degli anziani con più di 65 anni, vale a dire 12.370.822 persone che rappresentano il 20,8% della popolazione, una percentuale destinata a toccare il 33,1% nel 2050. Le esigenze di assistenza agli over 65 e, in generale, di cura della famiglia, hanno provocato un boom del numero di badanti e di collaboratori domestici: secondo Confartigianato, nel 2011 sono complessivamente 881.702 e negli ultimi cinque anni sono aumentati di 257.456 unità, con una crescita del 53,7%.

E tra gli italiani impegnati a resistere alla crisi, gli imprenditori si distinguono per il numero più alto tra i Paesi europei e per la capacità di creare occupazione: sono 5.574.333 e rappresentano il 9,3% della popolazione. Tra il 1997 e il 2012 le imprese dell'economia reale - manifatturiero, costruzioni e servizi non finanziari - hanno creato 1.614.300 nuovi occupati, mentre nello stesso periodo l'agricoltura ha registrato una riduzione di 431.200 occupati, la Pubblica amministrazione ha perso 147.500 addetti e il settore della finanza e assicurazioni ha incrementato gli occupati di sole 49.300 unità. "Questi numeri - sottolinea Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato - dimostrano la necessità di fare leva sulla vocazione imprenditoriale degli italiani per uscire dalla crisi e ricostruire benessere e coesione sociale. Gli interventi di politica economica devono valorizzare le capacità che hanno fatto grande il made in Italy nel mondo, la creatività e il 'saper fare' tipici dell'artigianato e delle piccole imprese, la cultura, la tradizione produttiva, l'innovazione profondamente radicate nei territori del nostro Paese. Impresa, lavoro, famiglia, territorio, associazionismo: sono i valori fondanti del 'modello italiano' da cui bisogna ripartire per lasciarci finalmente alle spalle una crisi che ha prodotto profondi danni economici e disagio sociale". "Al tempo stesso - conclude Merletti - va costruito un sistema di welfare 'a misura' della realtà sociale, economica ed occupazionale e dei nuovi bisogni dei cittadini-imprenditori e delle loro famiglie".

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