Cottarelli: "Spread costerà miliardi. Non possiamo permetterci misure del governo"
L'analisi dell'ex commissario alla spending review

"L'aumento dello spread è anche la conseguenza delle dichiarazioni di questo governo e di questa maggioranza, che hanno promesso tantissimo". Questa l'analisi di Carlo Cottarelli, già commissario alla spending review e ora direttore dell'Osservatorio dei conti pubblici alla Cattolica di Milano. "Per far scendere lo spread - dice in un'intervista al Corriere - ci vorrebbe una chiara riduzione del deficit e del debito rispetto al 2018. In particolare, il debito in rapporto al Pil andrebbe ridotto di 3 punti percentuali all'anno, ma siamo ancora lontani da questo risultato. E perciò restiamo esposti a qualsiasi scossone esterno".

E ancora: "Il modo migliore per proteggere gli italiani è evitare crisi tipo quella del 2011, che si ripercuotono sulle fasce sociali più deboli. Osservo che tra il 10 maggio e il 31 agosto del 2011 lo spread era salito di 129 punti, da 162 a 291: nello stesso periodo di quest'anno l'aumento è stato di 150 punti, da 138 a 289. Anche se la situazione non è per fortuna quella del 2011 perché l'economia sta crescendo e il livello dei tassi è più basso, non si può stare tranquilli".

Inoltre per Cottarelli "il governo dovrebbe fare altre cose, per far crescere l'economia, migliorare la produttività e la competitività. Lo si fa con una drastica lotta alla burocrazia, che tra l'altro riduce la propensione a investire in Italia. Le piccole e medie imprese pagano più di 30 miliardi di euro all'anno soltanto per riempire moduli, stima ufficiale del dipartimento della Funzione pubblica. Inoltre, ci vorrebbe una lotta serrata alla corruzione e all'evasione fiscale e una riforma per rendere più veloce la giustizia civile".

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