Coronavirus, Cottarelli: 3,6 miliardi insufficienti, servono riforme - INTERVISTA
Coronavirus, Cottarelli: 3,6 miliardi insufficienti, servono riforme - INTERVISTA

L'allarme del direttore Osservatorio Conti Pubblici Italiani della Cattolica 

 I 3,6 miliardi di flessibilità chiesti all'Ue "probabilmente non basteranno ad evitare la recessione". Al nostro Paese "servono le riforme per stimolare la crescita nel medio periodo". Carlo Cottarelli, in un'intervista a LaPresse, ragiona dei possibili rischi per l'economia italiana. Per il direttore dell'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell'Università Cattolica di Milano, le previsione dell'Ocse sull'Italia sono "sin troppo ottimistiche".

DOMANDA L'Ocse ha tagliato di mezzo punto percentuale le stime di crescita per il 2020 e parla di "economia mondiale a rischio" per il Coronavirus.

RISPOSTA Che ci sia un rischio non c'è dubbio. L'iniziale revisione verso il basso, fatta dal Fmi qualche giorno fa, soltanto dello 0,1% sembrava troppo poco. Adesso che l'epidemia si è diffusa fuori dalla Cina, dell'Italia e anche della Corea si può parlare di un effetto molto forte. Non sono sorpreso dalla revisione di mezzo punto percentuale.

D. La mancata crescita è destinata ad aumentare?
R. Non lo so, se guardiamo alle grandi pandemie del passato l'impatto è stato anche più forte. Ho visto che l'Ocse è uscito con un dato per Italia di crescita zero, qui bisogna vedere. Questo potrebbe essere un po' ottimistico.

D. Intanto Piazza Affari è di nuovo in rosso e lo spread è oltre 185 punti.

R. Questo era da attenderselo. C'è anche il fatto psicologico dell'estensione agli Usa del contagio. C'è stata la conferenza stampa di Trump, il virus ha messo piede ufficialmente negli Usa e quindi c'è un effetto anche di questo genere. La cosa andrà avanti, secondo me, anche sui mercati finanziari, però quello che sappiamo dalla storia economica è che l'effetto sull'economia di queste cose è relativamente leggero, se non si va poi a innestare su altri problemi di più lungo termine che già esistevano prima. Per esempio quotazione azionarie gonfiate da tassi di interesse bassi e altri problemi più strutturali.

D. Sull'economia pesa di più il Coronavirus o il panico che la pandemia può generare?
R. Contano tutte e due. Anche il panico, il cambiamento nelle aspettative. La stessa cosa è successa nel 2008 e 2009. Cosa contava di più? C'è stata la crisi di alcuni istituti finanziari e poi è stato l'effetto del panico.

D. Per quanto tempo gli effetti del virus si faranno sentire sull'economia?
R. Bisogna vedere dal punto di vista epidemiologico cosa succede.Tutti dicono che durante la primavera le cose miglioreranno. Se effettivamente in Cina le cose stanno migliorando, ci vorrà qualche mese prima che si torni ai livelli normali di produzione. Sulla base delle informazioni che abbiamo uno può sperare che per la metà dell'anno i problemi principali saranno risolti. Poi bisognerà vedere quali cicatrici il virus lascia in Paesi che sono considerati più a rischio. Adesso c'è una revisione verso l'alto dello spread italiano, speriamo che si fermi qui e poi torni giù rapidamente.

D. L'Italia ha chiesto all'Ue di poter usufruire della flessibilità e da Bruxelles è arrivato il primo ok. 3,6 miliardi saranno sufficienti?
R. Per evitare una recessione probabilmente no, però è meglio di niente. La questione non è il permesso che di accorda l'Ue. Il problema è la reazione dei mercati finanziari. Vediamo, c'è da sperare che i mercati abbiano una reazione contenuta.

D. Quali altre misure potrebbero essere necessarie?
R. Rimane il fatto dell'agenda delle riforme, non è che ce la si può dimenticare. Un modo per dare un'idea di solidità nel medio periodo è quello di fare le riforme che possano aiutare la crescita. Diventano fondamentali perché dimostrano che al di là di questo, che è un problema passeggero, c'è una prospettiva. E' tutta una questione di aspettative. Se tutta l'agenda delle riforme si ferma non c'è più nessun segnale. Il problema dell'Italia era ben antecedente il Coronavirus, crescita zero per vent'anni. Bisogna andare avanti.

D. La proposta di Pier Carlo Padoan di un'assicurazione per aiutare i disoccupati di tutta Europa?
R. Sì, quella è una cosa che anche noi proponiamo da diversi anni che noi proponiamo. E' una cosa che aiuterebbe, però vuol dire cedere parte della propria sovranità. Perché se tu cedi le spese devi cedere anche le entrate, ovviamente. Il segno migliore della sovranità di un Paese è la tassazione. Non mi sembra il tempo più favorevole per questa cosa che pure è giusta.

D. Giusto bloccare le tre Regioni locomotiva del Paese per tentare di evitare i contatti?
R. Il primo principio deve essere quello di minimizzare l'impatto dell'epidemia, perché poi una volta che si è superato quello poi l'economia riparte rapidamente. La priorità è questa. Credo che sia necessario fare quello che i medici ci siano di fare. Se ci dicono di chiudere le scuole questa settimana, chiudiamo le scuole questa settimana. Poi certo i medici devono tener conto delle conseguenze economiche delle loro decisioni. Ma la priorità è sconfiggere l'epidemia.

D. E' nota la sua fede interista. Come vive il rinvio di Juventus-Inter?
R. A me sembrava più sensato giocare senza pubblico, però insomma...Adesso non so come la risolveranno, perché se non hanno fatto giocare l'Inter a porte chiuse domenica prossima che succede? La Lombardia è ancora chiusa, continuano a rinviare? O fanno giocare a porte chiuse? E allora perché non Juve-Inter?

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata