Consulta salva referendum su acqua e servizi pubblici

Roma, 20 lug. (LaPresse) - La Corte Costituzionale ha sancito che la norma, contenuta nella manovra-bis della scorsa estate sulla privatizzazione dei servizi pubblici locali, di cui fa parte anche la privatizzazione dell'acqua che tanto aveva fatto discutere, è anticostituzionale. La Consulta ha sancito, con la sentenza 199 depositata oggi, che l'articolo 4 del decreto legge 138/2011 è illegittimo. La sentenza è stata scritta dal giudice Giuseppe Tesauro. La norma oggi in esame sarebbe stata in contrasto, se approvata, con il referendum popolare del 12 e 13 giugno 2011.

Immediata la reazione di tutti coloro che si erano battuti per il referendum sull'acqua pubblica. Fra loro il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che sulla sua pagina Facebook ha scritto: "Dalla Consulta è arrivata la conferma che l'acqua è un bene comune e non può essere privatizzata. L'Italia dei Valori, che ha fatto parte del comitato referendario insieme ai movimenti e alle associazioni, si batterà affinché questo bene rimanga un diritto inalienabile dei cittadini. L'Idv non permetterà a nessuno di mettere le mani sull'acqua pubblica e vigilerà, fuori e dentro il Parlamento, affinché il responso dei cittadini e la sentenza della Corte costituzionale vengano rispettate".

Il presidente dei senatori dell'Italia dei valori, Felice Belisario, gli ha fatto eco dicendo: "La decisione di oggi della Consulta ratifica la volontà popolare e certifica che l'acqua è un bene comune, in barba ad ogni tentativo di privatizzarla fatto prima da Berlusconi e successivamente da Monti. Si tratta di una risposta forte alle lobbie dell'acqua che ribadisce un principio democratico, quello del rispetto del volere di cittadini. Poco più di un anno fa, infatti, più di un milione di italiani ha partecipato ai referendum promossi dai comitati e dall'Italia dei Valori e ha detto il suo chiaro no alla privatizzazione dell'acqua. Oggi gli italiani hanno vinto ancora una volta, alla faccia dei lobbisti. Il governo Monti registri chiaro il messaggio - conclude Belisario - il Paese è dei cittadini non dei poteri forti e delle corporazioni".

"La sentenza della Corte Costituzionale libera gli enti locali da vincoli rigidi nei processi di privatizzazione e liberalizzazione dei servizi pubblici locali ma non rende affatto illegittima la nostra delibera sulla costituzione della holding e la vendita del 21 per cento di Acea". Lo dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. "Roma capitale - aggiunge il primo cittadino - insieme agli altri comuni associati nell'Anci, deve sviluppare una più profonda riflessione per trovare una nuova forma più moderna ed efficiente dei servizi pubblici locali, compatibile con le forti riduzioni di spesa pubblica imposte dalla crisi economica. In particolare, dobbiamo individuare insieme alle rappresentazioni sindacali la strada per lo sviluppo futuro di Ama e di Atac senza le previsioni rigide fino ad ora imposti dalla legge statale". "Per lo stesso motivo - aggiunge ancora Alemanno - procederemo con l'approvazione della delibera 32 che non solo costituisce una holding che farà risparmiare alla città di Roma almeno 20 milioni all'anno di consolidato fiscale, ma che ci consente - prosegue Alemanno - di aprire un processo di vendita di quote azionarie di Acea finalizzato ad acquisire risorse indispensabili agli investimenti e a rendere più efficiente la gestione del servizio idrico e dell'illuminazione pubblica, senza perdere il controllo strategico da parte dell'amministrazione. Tutto questo non ha nulla a che fare con la privatizzazione dell'acqua di Roma che rimane pubblica così come la rete idrica. Queste sono le motivazioni che ci hanno spinto, al di là delle previsioni normative abrogate, a intraprendere questo difficile cammino verso la modernizzazione dei servizi pubblici locali della nostra città".

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