Confindustria: "Rischio per tasse, non toccare pensioni". Boccia apre su deficit

Messaggi agrodolci al governo da viale dell'Astronomia

Durante le ore decisive per il Def, nella partita della manovra torna in campo un player di spessore come Confindustria. E dalla sua sede nel cuore del quartiere Eur di Roma, lancia messaggi agrodolci al governo: attenzione a deficit e riforma delle pensioni, ma anche un semaforo giallo per il deficit, da sforare "a patto che comporti una crescita dell'economia". Lo scenario è preoccupante per viale dell'Astronomia: secondo il Centro Studi quest'anno la crescita del Pil si attesterà "all'1,1% nel 2018 e allo 0,9% nel 2019", in "ribasso di 0,2% punti" per entrambi gli anni rispetto alle previsioni di giugno. Viste le previsioni assai negative, il presidente Vincenzo Boccia avvisa tutti: "Attenzione al costo del denaro perché è evidente che se aumenta lo spread poi lo pagano le famiglie, le imprese e anche lo Stato in termini di interessi sul debito". E se anche il deficit al 2,4% preoccupa mercati e famiglie, il ministro dell'Economia Giovanni Tria interviene pubblicamente per la prima volta dopo la 'festa dal balcone'. "Nel 2019 ci sarà uno scostamento dagli obiettivi concordati con la commissione europea dal precedente governo, ma ci sarà poi un graduale ridursi del deficit negli anni successivi - dice il titolare di Via XX Settembre - In ogni caso non mi pare che questo sia un governo dalla finanza allegra né che per finanziare le promesse elettorali facciamo saltare i conti".

Ansia pensioni. Il lavoro dell'esecutivo è ovviamente anche sulle pensioni, tavolo che Confindustria guarda con ansia. Per il report del Centro Studi non bisogna "smontare le riforme pensionistiche perché ciò renderebbe necessario aumentare il prelievo contributivo sul lavoro. Se il meccanismo di 'quota 100', per permettere l'anticipo della pensione, venisse introdotto, andrebbe invece nella direzione opposta". E ancora: per avviare il contratto di governo con il 2,4% di deficit si rischiano anche "tasse più alte in futuro".

Lo scetticismo in casa Boccia è tangibile anche su due misure cardine dell'esecutivo Conte come la flat tax e il decreto dignità. Per la prima è "improbabile che il passaggio" alla tassa piatta "si autofinanzi con i proventi della maggiore crescita indotta", mentre la riforma dei contratti a tempo "ha generato una confusione normativa sui contratti temporanei che inciderà negativamente sulle scelte di avviare o reiterare rapporti di lavoro a termine". Rimane un dettaglio: anche se il governo rassicura sul calo del deficit dal 2020, per aggiungere il tasso di crescita previsto servirebbe già prossimo trimestre - e per tutti i trimestri 2019 - una crescita dello 0,4-0,5%. Una tendenza che doppia quella attuale e che si è verificata solo una volta dal 2011 ad oggi.  Ecco allora che, per far decollare l'economia italiana con un stimolo "endogeno" come ha detto Tria, servirà anche l'apporto del mondo delle industrie, oltre a quello di lavoratori e sindacati. Certo, dopo il report di Csc il vicepremier Luigi Di Maio ha ribadito che il governo non torna indietro "sulle misure del contratto di governo" e il collega Matteo Salvini ha assicurato che "stupiremo anche Confindustria". Ma dietro le dichiarazioni di facciata, il manifesto comune  rimane chiaro: crescita, crescita, crescita. E può unire Boccia, i due azionisti di maggioranza del governo e anche l'Europa.
 

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