Confindustria: Pil 2015 del Mezzogiorno +0.2%, crescita rafforzata

Milano, 30 dic. (LaPresse) - I segnali di vitalità dell'economia meridionale, visibili già nella prima parte dell'anno, si sono infittiti, tanto da far prevedere la possibilità di valori timidamente positivi per il Pil meridionale già alla fine del 2015. Secondo le stime di Confindustria e Srm (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo), il Pil del Mezzogiorno dovrebbe infatti tornare a salire dello 0,2% nel 2015 ed in maniera un po' più robusta nel 2016 (+1%): in un caso e nell'altro, però, la crescita attesa è inferiore a quella del resto del Paese. Le prospettive moderatamente positive per la chiusura dell'anno sono confermate anche dall' 'Indice sintetico dell'economia meridionale', un indicatore composito (aggiornato con cadenza semestrale) che fotografa anno per anno lo stato di salute economica dell'Italia meridionale: secondo le stime, infatti, nel 2015 l'Indice dovrebbe far segnare, per la prima volta dal 2011, un valore sia pur di poco positivo. Tre indicatori su cinque (PIL, Export e Occupazione) sono in crescita, uno (quello delle imprese) sostanzialmente stazionario: solo l'indicatore degli investimenti continua, anche per il 2015, a far segnare valori negativi, anche se il calo è minore di quello degli anni precedenti. Come negli anni scorsi, dunque, sono i bassi investimenti a condizionare le prospettive di ripresa del Sud.

Il clima di fiducia delle imprese manifatturiere meridionali si mantiene sui massimi degli ultimi quattro anni, facendo segnare un valore di due punti più elevato rispetto ad un anno fa: segnale analogo viene dai consumatori, che esprimono anch'essi una fiducia ai massimi rispetto agli ultimi quattro anni. Al miglioramento delle aspettative ha sicuramente contribuito la crescita dell'occupazione al Sud: nei primi nove mesi dell'anno, infatti, sono 136.000 in più, rispetto all'anno precedente, gli occupati nelle regioni meridionali, riportando il dato vicino alla soglia psicologica dei sei milioni di occupati (5 milioni e 970 mila).

Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il tasso di occupazione sale al Sud dell'1,1%, lo 0,3% in più della media nazionale mentre la disoccupazione cala di 2 punti percentuali (sempre rispetto al III trimestre 2014), scendendo al 17,6%. All'incremento degli occupati meridionali ha contribuito lo sgravio per le nuove assunzioni a tempo indeterminato. Nei primi 9 mesi dell'anno, infatti, sono state quasi 290 mila le assunzioni agevolate al Sud su un totale di 900 mila: il dato sulla Cassa Integrazione, tornato sui livelli pre-crisi, conferma a sua volta la stabilizzazione dell'economia meridionale dopo sette anni di turbolenza. Certamente si tratta solo di segnali, perché il macigno della disoccupazione, soprattutto giovanile (ben rappresentata dal 38,9% di NEET meridionali) è solo scalfito; ma sono segnali, per la prima volta, di segno chiaramente positivo. Il processo di selezione dell'apparato produttivo, che ha caratterizzato gli ultimi anni, sembra ormai essere vicino al termine. Il saldo delle imprese attive, infatti, si è ormai stabilizzato (-0,1% rispetto al III trimestre del 2014), con poco meno di 1 milione e 700 mila imprese in attività: continua, come già negli anni precedenti, sia la crescita delle imprese "in rete"(oltre 3.100) sia quella delle società di capitali (ormai più di 270 mila), indice di un processo di irrobustimento del tessuto produttivo del Sud più sostenuto di quello del Centro Nord (+5,4% rispetto a +2,6%). Si riduce il numero medio di procedure fallimentari in quasi tutte le regioni meridionali, così come il numero di società con almeno un protesto nell'anno, mentre torna positivo nel 2014, il fatturato delle grandi (+4,6%) e delle medie imprese (+1,9%), ma non quello delle piccole (in calo del 2,3%): queste sono però la stragrande maggioranza (99%) e condizionano il risultato complessivo.

A spingere il manifatturiero meridionale, soprattutto della sua componente più strutturata, contribuisce in modo significativo l'export che, rispetto al III trimestre 2014, fa registrare +3,1%, trainato dal +26,3% dei mezzi di trasporto e dalla crescita (che continua) dell'agroalimentare (+9%).

Nei primi 9 mesi dell'anno, le esportazioni meridionali sono state pari, in valore, ad oltre 31,4 miliardi di euro, oltre 1 miliardo in più rispetto al corrispondente periodo del 2014. Anche l'export dei distretti meridionali, nei primi sei mesi del 2015, conferma la tendenza positiva (+11,6%). In miglioramento anche le dinamiche creditizie: nei primi sei mesi dell'anno, infatti, si rafforza la domanda di credito al Sud (soprattutto nel manifatturiero), assieme ad un allentamento delle condizioni praticate per l'offerta di credito.

Così, per la prima volta dopo molti trimestri negativi, tornano a crescere gli impieghi al Sud (+1,2%), a fronte di una sostanziale stazionarietà delle altre ripartizioni. Crescono, tuttavia, anche le sofferenze, che hanno ormai superato la soglia dei 40 miliardi di euro (pari al 14,3% del totale dei crediti concessi) su un totale di 140 sul piano nazionale. Scendono i tassi attivi sulle operazioni a breve, anche se rimane un differenziale di circa 1 punto e mezzo rispetto alla media italiana. Si conferma, insomma, un clima timidamente positivo anche per il Sud, ancora lontano però da poter essere considerato una vera e propria ripresa. Pesa, in particolare, il dato degli investimenti, pubblici e privati. Dal picco del 2007, infatti, gli investimenti fissi lordi sono calati di oltre 34 miliardi di euro, toccando nel 2014 il valore minimo di 55 miliardi. Particolarmente forti i cali dell'industria e delle costruzioni, dimezzati dal 2000 a oggi. Decrementi ingenti fanno registrare anche gli investimenti pubblici. Al netto delle partite finanziarie, tra il 2009 ed il 2013, la spesa in conto capitale della PA si è ridotta di oltre 5 miliardi di euro, ben al di sotto dei valori del 2000. La riattivazione degli investimenti, privati e pubblici si conferma insomma come la chiave della possibile ripartenza, soprattutto al Sud, dove di più si sono ridotti. Quattro fatti nuovi possono finalmente favorire l'inversione di tendenza.

Grazie alla clausola degli investimenti, la flessibilità europea consentirà una accelerazione della spesa dei fondi strutturali 2014-20, con un obiettivo di spesa al Sud di 7 miliardi di euro nel 2016, particolarmente ambizioso; con i Patti che devono dare attuazione al cosiddetto "Masterplan Mezzogiorno", Governo Regioni e Città del Mezzogiorno devono mettere nero su bianco priorità di investimento e sceglierle sulla base della realizzabilità effettiva, facendo convergere su di esse tutte le risorse pubbliche disponibili, incluse quelle del FSC; con il Credito d'imposta per gli investimenti introdotto dalla Legge di Stabilità il Sud dispone finalmente di uno strumento efficace, trasparente, e gradito alle imprese per far ripartire gli investimenti, a partire dal 2016, anno in cui sarà cumulabile con il superamortamento ed in cui sono ancora in vigore (seppure ridotti) gli sgravi per le assunzioni; nel 2016 saranno, infine, pubblicati i primi bandi per le imprese della nuova programmazione, creando nuove convenienze per spingere soprattutto gli investimenti più complessi, come quelli in ricerca e innovazione.

Il 2016 è, insomma, un anno chiave. La congiuntura economica internazionale, con denaro a basso costo, basso prezzo del petrolio ed euro competitivo terrà aperta ancora un po' una finestra di opportunità: è il momento di approfittarne anche al Sud per intaccare finalmente divari strutturali ulteriormente ampliatisi con la lunga crisi.

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