Confindustria, centro studi: L'economia dell'Italia stenta ancora a prendere quota

Roma, 26 nov. (LaPresse) - "In Italia l'economia stenta a prendere quota". Lo scrive il Centro studi di Confindustria, nella sua congiuntura flash mensile, sottolineando "i deludenti dati del terzo trimestre, appesantiti dai contraccolpi della debole domanda estera".

Il Csc si chiede "che fine ha fatto l'ottima annata turistica", ma evidenzia che "comunque, la domanda interna è più vivace e i primi indicatori qualitativi autunnali (fiducia, Pmi) sono in miglioramento rispetto all'estate". "In attesa - sottolinea ancora il Csc - che si faccia sentire la spinta del contenuto espansivo della Legge di stabilità".

Gli economisti di viale dell'Astronomia ricordano che lo scenario economico globale "non è più contrassegnato solo da fattori favorevoli", evidenziando la frenata degli emergenti, che abbassa le stime per il commercio mondiale, la paura generata dagli attacchi terroristici, che "alimenta una già elevata incertezza e modifica i piani di spesa", e l'escalation militare in Siria che "costituiscono venti che soffiano contro un'economia europea che non viaggia certo a pieni giri, soprattutto in alcuni paesi".

Tuttavia, afferma il Csc, "rimangono prevalenti gli impulsi fortemente espansivi da tempo inquadrati, che anzi si sono irrobustiti attraverso un ulteriore calo del prezzo del petrolio e il nuovo arretramento del tasso di cambio dell'euro". La "insidia maggiore", ritengono gli economisti di Confindustria, "continua a rimanere la deflazione: 24 paesi registrano variazioni annue negative dei prezzi al consumo, contro 2 nel 2014". La deflazione "depotenzia l'azione della politica monetaria, aggrava il peso dei debiti e induce il rinvio degli acquisti".

Inoltre, continua viale dell'Astronomia, "l'ampia capacità produttiva inutilizzata (sotto forma in particolare di elevata disoccupazione), la generale discesa delle quotazioni delle materie prime (che riflettono e insieme trasmettono le pressioni al ribasso dei prezzi), le aspettative degli operatori e le ricadute della concorrenza globale e dell'innovazione tecnologica continuano a spingere all'ingiù la dinamica inflattiva". "Ciò terrà a lungo bassi i tassi di interesse, anche negli Usa dove la Fed si accinge ad abbandonare la soglia zero del costo del denaro, e giustifica ulteriori allentamenti da parte della Bce", conclude la congiuntura flash.

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