Commissione Ue avverte l'Italia: "Incertezza politica mette a rischio economia"
Moscovici critico: "Sforzi strutturali di Roma pari a zero"

"L'incertezza politica" italiana "è diventata più pronunciata e, se prolungata, potrebbe rendere i mercati più volatili e influenzare il sentiment economico e i premi al rischio". E' quanto dichiara la Commissione Ue nelle previsioni economiche di primavera nel capitolo dedicato all'Italia. Secondo la Commissione comunque, "i rischi per le prospettive di crescita" dell'Italia "sono diventati più orientati verso il basso".

D'altra parte, segnala l'esecutivo europeo, "la ripresa guidata dagli investimenti potrebbe dare impulso alla produttività, ed eventualmente alla crescita del Pil, più del previsto". 

"Non faccio commenti sulla politica italiana", ma "mantengo la speranza che l'Italia rimanga un Paese al centro della zona euro e che continui a rispettare le regole che tutti abbiamo concordato", ha detto il commissario agli Affari  economici, Pierre Moscovici, durante la conferenza stampa di presentazione del rapporto. E a chi gli chiedeva se l'Italia fosse in linea con lo sforzo di miglioramento dello 0,3% in termini di deficit strutturale richiesto dall'Ue, Moscovici ha risposto senza mezzi termini: "Gli sforzi strutturali" fatti dall'Italia per il 2018 "sono pari a zero, questo emerge dalle nostre stime". "Possiamo anche trarne delle conclusioni in termini di sorveglianza di bilancio ma non è questo un argomento rilevante per oggi, ne parleremo nel pacchetto primaverile del 23 maggio".

PIL, DEBITO E LAVORO ITALIA. Confermata la stima di crescita per il Pil italiano sul passo dell'1,5% nel 2018, con un rallentamento all'1,2% nel 2019. Nelle previsioni si segnala come il 2017 si sia concluso per l'Italia "su una base solida", ma anche come i dati relativi alla produzione industriale di inizio 2018 e gli indicatori delle indagini congiunturali suggeriscano "un temporaneo rallentamento" nel primo trimestre dell'anno in corso.

Il rapporto tra debito e Pil del nostro Paese - continua la Commissione - dovrebbe aver raggiunto il suo picco nel 2017 a quota 131,8%, "anche a causa del supporto pubblico al settore bancario" e stando alle stime della Commissione europea dovrebbe progressivamente calare al 130,7% nel 2018 e al 129,7% nel 2019, principalmente per effetto di "una più forte crescita del Pil nominale". Si stima per l'anno in corso - in assenza di cambiamenti di politica - un calo all'1,7% del Pil del disavanzo nominale, dal 2,3% del 2017.

Per quanto riguarda il fronte del lavoro, la Commissione fa sapere che "i trend positivi del mercato del lavoro, iniziati nel 2015, continueranno", con l'occupazione che crescerà "sostanzialmente in linea con l'attività economica, ma anche beneficiando delle nuove riduzioni di contributi triennali per l'assunzione dei nuovi giovani lavoratori". Per l'aumento della partecipazione alla forza lavoro, "il tasso di disoccupazione è destinato a scendere al di sotto dell'11%", ovvero al 10,8%, "nel 2018 e al 10,6% nel 2019", prosegue l'esecutivo Ue.

DISOCCUPAZIONE E PIL ZONA EURO. La disoccupazione nella zona euro dovrebbe scendere dal 9,1% nel 2017 all'8,4% nel 2018 e al 7,9% nel 2019. Nella Ue, invece, sono attesi cali dal 7,6% del 2017 al 7,1% nel 2018 e al 6,7% nel 2019. 

Sia il Pil della Ue che quello della zona euro dovrebbero crescere del 2,3% quest'anno, si legge nel rapporto della Commissione. La crescita in entrambe le zone dovrebbe quindi calare al 2,0% nel 2019 "a causa di strozzature che diventano più evidenti in alcuni paesi e settori, dell'adeguamento della politica monetaria alle circostanze e di un certo rallentamento della crescita del commercio mondiale". 

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