Colzani (Barilla): Raddoppio fatturato entro 2020, nessun taglio

Milano, 16 mag. (LaPresse) - Barilla torna a puntare tutto sulla pasta, il primo piatto italiano per eccellenza e prova ad esportarlo sulle tavole di tutto il mondo. E' questa la chiave di volta che Claudio Colzani, a.d. di Barilla da ottobre 2012, sta dando al gruppo di Parma in pieno accordo con la proprietà, e che punta a raddoppiare il fatturato entro il 2020. "Non chiuderemo stabilimenti, noi assumiamo e non licenziamo nessuno - spiega Colzani, ex manager della Unilever - il taglio del personale la riteniamo l'ultima risorsa. Poi certo dipende dal mercato". Il 2012 è stato dolceamaro per Barilla, con fatturato su ma utile giù, per l'aumento dei prezzi delle materie prime che ha ridotto i margini, avendo l'azienda fondata nel 1877 tenuto fissi i prezzi. Di Borsa non si parla, e nemmeno di bond per finanziare i progetti futuri: "Gli investitori ci dicono che siamo troppo prudenti, che potremmo osare di più - spiega Colzani - ma avendo ridotto il debito da 1.267 milioni nel 2007 ai 574 di fine 2012".

Il futuro di Barilla passa attraverso un forte aumento dei ricavi provenienti dai cosiddetti Bric (Brasile, Russia, India e Cina) che oggi valgono il 5% e che si punta a portare al 25%, tornando a focalizzare l'azienda su pasta e sughi che oggi valgono il 40% del fatturato, che si punta a far arrivare al 70%, mantenendo le attuali posizioni nel mondo sui cosiddetti prodotti da forno. "Nel mondo c'è una classe emergente di un miliardo di persone nel mondo che arriveranno ai prodotti di largo consumo - spiega Colzani - dobbiamo intercettare loro, crescere nell'e-commerce, che negli Usa vale il 5% delle vendite ed in Asia già ora arriva all'8%". In tutto ciò Barilla non intende abbandonare la sua ossessione per la qualità, 29 milioni di euro spesi in controlli, solo 250mila per la pasta. Ma anche una maggiore attenzione verso la sostenibilità, "di cui i Governi non si occupano, quindi tocca alle grandi aziende". Detto da una multinazionale che ha una quota del 10.5% a livello globale nella vendita della pasta, e che ne produce 1 milione di tonnellate in un anno, il messaggio ha un peso rilevante.

La Barilla del 2020 sarà quindi più grande, ma grazie alla crescita del consumo della pasta nel mondo, non grazie ad acquisizioni come quella dei produttori di pane tedeschi Lieken, per la cui cessione anzi non si aspetta che il semaforo verde dalla Ue: "Un business che con il nostro core non c'entra più" spiega Colzani. Ecco allora lo sviluppo del mercato dei piatti pronti, già stravenduti negli Usa, che ora saranno messi in commercio un po' dovunque nel mondo, Europa compresa. C'è poi l'avvio di una catena di ristoranti targati 'Barilla academy', dopo l'estate ne sarà aperto uno a New York. Per l'Italia la situazione è complessa: qui Barilla fa il 40% del fatturato, ma dal 2009 il mercato di contrae, ed anche nel 2013 ci si aspetta una contrazione dell'1,6% dei consumi e del 2% del fatturato. "A livello di gruppo invece cresceremo del 4% nei volumi, del ¾% nel fatturato e nell'Ebitda del 12,5% soprattutto grazie al Brasile - conclude Colzani - dove da 18 milioni del 2012 puntiamo a quota 200 entro il 200. Per loro abbiamo lanciato 11 tipi di paste nuove con l'uovo e 5 sughi".

di Jan Pellissier

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