Colli Lanzi (Gi Group): Outplacement obbligatorio per chi licenzia

Milano, 8 apr. (LaPresse) - "I dati diffusi dal Ministero del Lavoro, secondo i quali nel 2012 i licenziamenti hanno superato quota 1 milione, con 330 mila persone che hanno perso il posto solo nell'ultimo trimestre, non possono lasciarci indifferenti. Come prima Agenzia per il Lavoro italiana riteniamo che il Paese abbia bisogno di una massiccia iniezione di politiche attive del lavoro". Così Stefano Colli-Lanzi, ceo di Gi Group, prima multinazionale italiana del lavoro, nonché una delle principali realtà, a livello mondiale, nei servizi dedicati allo sviluppo del mercato del lavoro. "Sono le politiche attive che oggi rappresentano una soluzione sia ai problemi di breve periodo, coinvolgendo da subito le persone senza lavoro in momenti di formazione e riqualificazione, sia a problemi di più lungo periodo, ricollocando le persone in ambiti produttivi che hanno davvero bisogno di capitale umano, contribuendo in questo modo a generare valore per l'intero sistema" spiega Colli Lanzi.

"In particolare, auspichiamo che il prossimo governo provveda a definire criteri uniformi per l'erogazione di politiche attive comuni e condivise, evitando una frammentazione che risulterebbe deleteria - aggiunge Colli Lanzi - auspichiamo, inoltre, che i servizi di ricollocazione professionale, conosciuti anche come outplacement, vengano resi obbligatori per le aziende che licenziano. Un tale provvedimento potrebbe portare a un risparmio per lo Stato di quasi un miliardo di Euro l'anno grazie all'abbassamento dei tempi di reinserimento lavorativo che oggi, per l'outplacement, sono di circa 6-8 mesi. E contribuirebbe ad aumentare la produttività del Sistema, ricollocando le persone senza lavoro da aziende e settori in difficoltà ad aziende in crescita".

"Per tutte queste ragioni consideriamo le politiche attive in generale e l'outplacement in particolare un tema prioritario dell'agenda di qualsiasi futuro Governo: da questo punto di vista la Riforma Fornero ha iniziato un percorso di avvicinamento al tema che tuttavia va proseguito e completato con maggiore forza, soprattutto se consideriamo che solo lo 0,3% del PIL del nostro Paese è destinato alle politiche attive, una percentuale purtroppo ancora troppo bassa rispetto, ad esempio, a quella impiegata da altri Paesi Europei, il cui investimento in politiche attive risulta essere molto più cospicuo" conclude Colli Lanzi.

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