Coldiretti spinge sui voucher e avvisa: "Nei campi 345mila stranieri regolari"
L'associazione chiede anche di eliminare l'embargo alla Russia. E sull'allarme listeria: "Estendere obbligo sull'etichetta di origine dei prodotti"

Premere sull'acceleratore sui voucher, eliminare l'embargo alla Russia e considerare l'impiego degli stranieri 'regolari' nei campi. Sono alcuni dei messaggi lanciati dal presidente Roberto Moncalvo in occasione del'assemblea nazionale della Coldiretti. "Ora occorre fare presto perché circa la metà dei voucher in agricoltura viene impiegata per la vendemmia che quest'anno parte con gli inizi di agosto mentre sono già in piena attività le raccolte di ortaggi e frutta - ha spiegato - si tratterebbe di un ritorno a dieci anni della loro introduzione in Italia che è avvenuta il 19 agosto 2008 con circolare Inps che per la prima volta autorizzava la raccolta dell'uva attraverso voucher con l'obiettivo di ridurre la burocrazia, riconoscendo la specificità del lavoro agricolo".

Se il ministro del Lavoro Luigi Di Maio apre per una scrittura collettiva della norma, rimangono le problematiche di Russia e lavoro per i migranti nel settore. Nel primo caso l'associazione degli agricoltori spiega come "le esportazioni agroalimentari Made in Italy hanno perso oltre un miliardo dall'inizio dell'embargo russo per una importante lista di prodotti agroalimentari e il divieto all'ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia". In agricoltura, spiega invece, trovano occupazione regolare ben 345mila stranieri provenienti da oltre 157 Paesi diversi che con 29.437.059 giornate rappresentano addirittura un quarto del totale del lavoro necessario nelle campagne italiane.

La Coldiretti interviene infine su un altro tema caldo, quello della salute dei consumatori, vista l'apprensione per la listeria. Ecco allora con l'86% degli allarmi alimentari scattati in Italia nel 2018 che dipende da prodotti stranieri, "occorre estendere al più presto l'obbligo di indicare l'etichetta di origine a tutti gli alimenti in commercio per evitare psicosi nei consumi e confinare più rapidamente l'emergenza".
 

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