Coldiretti: Bene sequestro giochi cinesi, ma vero allarme è sul cibo

Roma, 18 nov. (LaPresse) - Il sequestro di trecentomila giocattoli pericolosi provenienti dalla Cina in vista del Natale è solo l'ultimo degli allarmi sulla sicurezza dei prodotti provenienti dal gigante asiatico che ha conquistato in Europa il triste primato del maggior numero di notifiche per prodotti alimentari irregolari perché contaminati dalla presenza di micotossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge. E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare l'operazione ella Guardia di Finanza di Macerata che ha portato al sequestro di 300 mila prodotti, principalmente giocattoli destinati all'infanzia, risultati contenere sostanze pericolose per la salute dei bambini. Su un totale di 3812 notifiche per prodotti alimentari irregolari trasmesse dalle Autorità Europee ben 558 - sottolinea la Coldiretti - riguardano prodotti provenienti dalla Cina nel 2011. Dal Paese asiatico insieme ai giocattoli arrivano in Italia soprattutto tessuti, abbigliamento, scarpe, macchine e apparati meccanici ed elettrici, prodotti chimici e mobili ma anche - continua la Coldiretti - prodotti alimentari come aglio, concentrato di pomodoro, funghi, legumi e semilavorati di ortofrutta che trovano mercato tra i cibi low cost in un momento di difficile crisi economica.

La scorsa settimana i carabinieri dei Nac hanno sequestrato 4,5 tonnellate di concentrato di pomodoro in provincia di Napoli proveniente dalla Cina che, sottoposto ad alcuni procedimenti di lavorazione in Italia, e stato commercializzato come "Made in Italy". Ma secondo le nalisi della Coldiretti nei primi sette mesi dell'anno sono state importate dalla Cina oltre 50 milioni di chili di pomodori conservati destinati con la rilavorazione industriale a trasformarsi magicamente in prodotti Made in Italy perché non è ancora obbligatorio indicare in etichetta la provenienza della materia prima. Gli ottimi risultati dell'attività di contrasto messa in atto dalla Magistratura e da tutte le forze dell'ordine impegnate confermano - conclude la Coldiretti - la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie troppo larghe della legislazione a partire dall'obbligo di indicare in etichetta la provenienza della materia prima impiegata, voluto con una legge nazionale all'inizio dell'anno approvata all'unanimità dal parlamento italiano ma non ancora applicato.

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