Cnh Industrial, utile netto III trimestre cala a 162 mln dollari

Torino, 30 ott. (LaPresse) - Cnh Industrial ha chiuso il terzo trimestre con un utile netto di 162 milioni di dollari, in calo rispetto ai 275 milioni dello stesso periodo dello scorso anno, e un risultato netto nei nove mesi di 621 milioni di dollari, a fronte dei 774 milioni di un anno prima. Lo riferisce una nota. L'utile netto per azione di Cnh Industrial è sceso di 5 centesimi a 0,13 dollari in luglio-settembre. L'utile netto prima dei costi di ristrutturazione e di altre componenti eccezionali è stato di 214 milioni di dollari, pari a 0,16 dollari per azione, in calo di 63 milioni di dollari rispetto al terzo trimestre 2013. Nel periodo i ricavi sono calati del 5,2% a 7,739 miliardi di dollari, contro gli 8,166 miliardi di luglio-settembre 2013. Nei nove mesi il fatturato si è posizionato a 24,19 miliardi di dollari, in contrazione dell'1,5% sui 24,546 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno.

Nel terzo trimestre i ricavi di vendita netti delle Attività Industriali di Cnh Industrial sono stati pari a 7.403 milioni di dollari, in calo del 6,0% rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente. L'aumento dei ricavi di vendita netti delle Macchine per le Costruzioni e di Powertrain è stato più che compensato dai cali delle Macchine per l'Agricoltura, dovuti alle difficili condizioni di mercato nel settore della coltura a file, in particolare in Nafta e in Latam, e dei Veicoli Commerciali. Sempre ne terzo trimestre l'utile operativo delle Attività Industriali è stato pari a 522 milioni di dollari, in calo del 12,9% rispetto al terzo trimestre 2013, con un margine operativo del 7,1% (-0,5 punti percentuali rispetto al terzo trimestre 2013). In luglio-settembre i costi di ristrutturazione sono stati pari a 56 milioni di dollari (3 milioni di dollari nel terzo trimestre 2013), sostenuti nell'ambito del Programma di Efficienza annunciato nel luglio 2014. Le Macchine per l'Agricoltura hanno registrato costi per 28 milioni di dollari, principalmente dovuti alla chiusura di una joint venture controllata al 60% in Cina.

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