Cgia: Nel 2017 meno tasse e più lavoro, piena ripresa nel 2024
Il prossimo sarà un "anno in chiaroscuro"

Al netto di eventuali manovre correttive, la pressione fiscale scenderà in Italia di 0,3 punti percentuali nel corso del prossimo anno, attestandosi al 42,3%. Il Pil dovrebbe invece aumentare di circa un punto, mentre il numero degli occupati crescerà di quasi 112 mila unità e quello dei disoccupati scenderà di 84 mila. Lo prevede per il 2017 l'Ufficio studi della Cgia, che parla di "un anno in chiaroscuro", dal momento che a preoccupare è comunque "la mole di tempo che sarà necessaria per ritornare ai livelli pre-crisi".

Il recupero degli 8,7 punti percentuali di Pil persi tra il 2007 e il 2013, secondo le stime dell'associazione, basate su dati Istat e previsioni Prometeia, dovrebbe infatti completarsi solo nel 2024, cioè tra 7 anni, mentre il livello dei senza lavoro, attualmente all'11,5% circa, dovrebbe ritornare al 6% solo nel 2032. Tempi più rapidi, invece, per un ritorno all'occupazione pre-crisi, che potrebbe verificarsi nel giro di un paio d'anni.
 

"Sebbene le tasse siano destinate a scendere, grazie in particolar modo alla riduzione dell'Ires che interesserà solo le società di capitali, e l'occupazione è  destinata ad aumentare in virtù della fiducia ritrovata tra i piccoli imprenditori, la ripresa economica del nostro Paese rimane ancora molto debole e ben al di sotto della media Ue", commenta il coordinatore dell'Ufficio studi Cgia, Paolo Zabeo, segnalando che "se  nel 2017, come riportano le ultime previsioni economiche elaborate  dalla Commissione europea, il nostro Pil dovrebbe attestarsi attorno  all'1%, in Ue, invece, è destinato a toccare l'1,6%. Tra tutti i 28 paesi dell'Unione, solo la Finlandia registrerà quest'anno una crescita più contenuta della nostra".

 

 "A differenza di quanto è successo per buona parte del 2016, speriamo che il governo Gentiloni torni a discutere e a decidere sui grandi temi: come creare lavoro,  quali politiche industriali sviluppare, come affrontare le sfide  che l'economia internazionale ci pone", auspica invece il segretario Renato Mason, "abbiamo bisogno di intervenire su questi argomenti, altrimenti rischiamo di veder aumentare le disuguaglianze sociali che stanno minando la coesione sociale del nostro Paese".

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