Cerchi in lega come l'originale: A Milano è contraffazione, a Napoli no

Treviso, 16 mag. (LaPresse) - Vendere cerchi in lega identici agli originali è una forma di contraffazione oppure è legittimo? E' uno dei temi affrontati al convegno 'Antitrust fra diritto nazionale e diritto dell'Unione Europea', di Treviso. La questione, ha spiegato Gabriella Muscolo, dell'Autorita garante della concorrenza e del mercato, è finita davanti a più di un tribunale. Il cuore del problema è se il pezzo di ricambio sia un oggetto di natura estetica o sia funzionale a riparare il mezzo. Perché la normativa (regolamento CE 6/2002 e decreto legislativo 30/2005) stabilisce che non è contraffazione l'uso di pezzi necessari alla riparazione: "I diritti esclusivi sui componenti di un prodotto complesso - recita il testo - non possono essere fatti valere per impedire la fabbricazione e la vendita dei componenti stessi per la riparazione del prodotto complesso, al fine di ripristinarne l'aspetto originario".

A Napoli i giudici non hanno avuto dubbi: i cerchi servono per la riparazione, non c'è alcuna contraffazione. Prima il tribunale nel 2011 e poi la corte d'appello nel 2013, hanno respinto una causa della Bmw. Via libera alla commercializzazione, per la felicità degli automobilisti, che potevano quindi evidentemente spendere molto meno.

A Milano, dove c'è una diversa sensibilità su questi temi, la decisione in un caso analogo nel febbraio 2013 è stata esattamente opposta: la sostituzione non serve a "ripristinare l'aspetto originario del prodotto complesso". Insomma è contraffazione: stop alla produzione.

Anche a Torino, in un altro caso simile - ma qui oggetto del contendere erano i fanalini e le luci posteriori per rimorchi - i giudici nel 2012 hanno escluso che si trattasse di "mezzi di ripristino dell'aspetto originario". Sentenza: è contraffazione, produzione bloccata.

Risultato: la questione resta aperta. Ed emerge, per chi si occupa di concorrenza, anche un'altra domanda: esiste anche un problema di antitrust su questo tema? Gli esperti si chiedono in particolare se non ci sia un abuso di posizione dominante da parte di chi ricorre ai tribunali "non come mezzo di tutela del proprio diritto ma come strumento di disturbo della controparte concorrente". Insomma di chi tenta di intimidire i ricambisti per favorire i pezzi originali trascindandoli in tribunale, pur sapendo che perderà la causa. Per gli automobilisti non resta che aspettare.

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