Cottarelli: "Col Pil fermo crescita più difficile e conti a rischio"

Secondo l'economista, sarà molto difficile mantenere l'obiettivo del Pil a 1,5 nel 2019. "E questo complica non poco le cose per il governo"

La crescita zero del Pil nel terzo trimestre "complica le cose" e "mette ancora più a rischio i conti pubblici" italiani. Parola di Carlo Cottarelli, direttore dell'Osservatorio sui Conti pubblici italiani dell'Università Cattolica di Milano. L'economista commenta con LaPresse l'ultimo dato Istat che fotografa "un'economia stagnante".

L'Italia è ferma, adesso cosa succede?
"La Banca d'Italia e l'Ufficio parlamentare di bilancio avevano ipotizzato uno 0,1%. Zero è purtroppo un po' peggio di quanto avevano previsto. Diventa ancora più difficile avere una crescita media per l'anno 2019 dell'1,5%. Se si ipotizza una crescita per l'ultimo trimestre di quest'anno positiva, ma bassa, dello 0,1%, che è la media dei due trimestri precedenti, poi per arrivare nel 2019 all'1,5 per cento in media occorrerebbe crescere a trimestre dello 0,5% nel primo e nel secondo e dello 0,6% nel terzo e nel quarto. Questo è".

Questo cosa comporta?
"Se la crescita è piu bassa, il Pil è più basso, le entrate dello Stato sono più basse, il deficit aumenta. Di quanto? Beh, per ogni punto di Pil che si perde il deficit aumenta circa dello 0,4%. Quindi se la crescita invece di essere dell'1,5% fosse la metà, lo 0,7%, vuol dire che il deficit è più alto di uno 0,3, più o meno".

Il premier Conte dice che era uno stop previsto...
"Sì, però la dinamica è ancora più bassa. Il documento programmatico di bilancio metteva per il 2018 mi sembra una crescita dell'1,2% invece sarà probabilmente intorno all'1%. Quindi si parte da una base più bassa per il Pil. Niente è impossibile, ma mi sembra difficile avere un'accelerazione così forte".

Il Governo dovrebbe cambiare la manovra e rivedere il 2,4%?
"Questo dato del Pil non è certo una buona notizia. Io avevo detto già prima che la manovra comportava dei rischi per i conti pubblici. Dico solo che adesso questi rischi sono aumentati. Occorre prendere misure espansive al più presto possibile riducendo però l'uso della spesa pubblica, secondo me, perché si crea troppa tensione sui conti. Credo che occorra fare riforma e rendere l'Italia un Paese più facile, dove si investe più volentieri, ridurre questa incertezza sulle politiche economiche che ha caratterizzato gli ultimi mesi e questo si può sperare che possa fare aumentare il Pil, ma purtroppo la coperta è molto corta".

Lo spread intanto è di nuovo sopra quota 300...
"Eh sì, insomma basta guardare i dati minuto per minuto. Sono bastati pochi minuti dalla notizia della crescita zero e lo spread è risalito".

Questo dato complica ancora il rapporto tra Roma e Bruxelles?
"Forse con una crescita zero, o anzi se si decresce, le regole europee consentono un po' più di flessibilità, ma la situazione resta difficile al di là dei rapporti e della discussione con l'Europa. Questa tensione, data l'urgenza di crescita e di risanare i conti pubblici, diventa più forte ma è anche colpa degli errori che sono stati fatti nel passato di non approfittare dei momenti di relativa crescita per mettere a posto conti pubblici. Adesso si dice aumentiamo la spesa, ma io non credo che questo possa servire molto perché lo spread è già alto e il debito è già alto. A questo punto non è facile trovare soluzioni, l'unica è cercare di fare riforme che semplifichino le cose, riducano i costi per le imprese: rendiamo la vita più facile agli imprenditori, ma non abbiamo soldi non ne abbiamo".

Crede si arriverà a una patrimoniale?
"Io credo che una patrimoniale potrebbe arrivare solo in caso di crisi e ancora non ci siamo fortunatamente".

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