Carige, 7 arresti e perquisizioni: sequestrati beni per 22 mln. Berneschi ai domiciliari

Roma, 22 mag. (LaPresse) - Il nucleo di polizia valutaria della guardia di finanza ha eseguito 7 arresti, di cui 4 in carcere e 3 ai domiciliari nei confronti di soggetti coinvolti in una presunta truffa all'istituto bancario Carige. In corso anche perquisizioni a Genova, Milano e La Spezia. Disposto anche il sequestro di beni per 22 milioni di euro. I reati contestati ai destinatari dell'ordinanza cautelare sono, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere, truffa aggravata, riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Agli arresti domiciliari sono finiti il vicepresidente dell'Abi ed ex presidente del cda di Carige, Giovanni Berneschi, l'ex amministratore di Carige Vita Nuova, Fernando Menconi e l'imprenditore immobiliare Ernesto Cavallini. In carcere, invece, l'avvocato svizzero Davide Enderlin, l'imprenditore Sandro Maria Calloni, il commercialista genovese Andrea Vallebuona e la nuora di Berneschi, Francesca Amisano.

L'indagine è stata coordinata dal procuratore aggiunto, Nicola Piacente, e dal sostituto procuratore, Silvio Franz, della Procura della Repubblica di Genova e i provvedimenti cautelari sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Genova, Adriana Petri. L'indagine che ha portato agli arresti odierni rappresenta una delle più importanti inchieste giudiziarie degli ultimi anni nei confronti del Gruppo Carige, il più importante gruppo finanziario ligure ed il settimo in Italia. Le fiamme gialle spiegano di aver dimostrato "l'esistenza di un management fortemente condizionato dal carismatico leader ventennale del gruppo bancario-assicurativo". Le attività investigative hanno portato a scoprire l'indebita appropriazione di cospicui fondi aziendali mediante la distrazioni di ingenti somme di denaro dalla cassa della società assicurativa del gruppo Carige attraverso acquisizioni, in forma diretta o indiretta, di immobili e partecipazioni societarie sopravvalutati e celati dietro articolate operazioni commerciali e finanziarie, aventi l'esclusivo fine di giustificare l'esborso di somme di denaro assolutamente sproporzionate rispetto ai reali valori dei beni oggetto di compravendita.

Nel periodo dal 2006 al 2009, infatti, gli acquisti 'gonfiati' di società facenti capo a persone compiacenti, hanno fatto in modo che fossero portati in Svizzera circa 22 milioni di euro, parte dei quali sono stati impiegati per un importante investimento immobiliare in territorio elvetico, i cui effettivi titolari erano i massimi vertici pro-tempore del Gruppo bancario-assicurativo Carige. Rilevante, in questo contesto, il ruolo di mediatore di un avvocato svizzero, attraverso il quale sono transitati i capitali per nasconderne l'illegittima provenienza. Le ispezioni della Banca d'Italia al Gruppo Carige e i mutamenti negli assetti societari e nei rapporti tra Banca e Fondazione avevano convinto i soggetti incriminati a riorganizzare i loro capitali all'estero mediante un intreccio di accordi e atti negoziali, secondo una strategia che avrebbe dovuto consentire di contemperare più esigenze e che avrebbe visto, alla fine, anche il subentro nell'investimento immobiliare di un soggetto con precedenti penali per bancarotta. Le cessioni di quote di società create ad hoc consentivano il passaggio dei capitali a società fittizie residenti in Paesi a fiscalità privilegiata, con clausole contrattuali che avrebbero dovuto dissimulare le reali consistenze e 'pulire', ad ogni transazione, ingenti somme di denaro.

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