Borsa, spread chiude a quota 303. Tasso Btp 10 anni supera 3,5% e Ftse Mib va giù

Soffrono gli istituti di credito: Banco Bpm sospesa per eccesso di ribasso

Incipit di ottava decisamente difficile per Piazza Affari. Il nuovo allargamento dello spread Btp-Bund, che si attesta a 303 punti base con il rendimento del Btp decennale oltre la soglia del 3,5% (livello che non superava dal febbraio 2014), ha affossato il settore bancario e di conseguenza l'intero listino milanese. In chiusura il Ftse Mib, già reduce da due settimane molto difficili, ha ceduto il 2,43% a quota 19.851,47 punti, sui minimi a un anno e mezzo.

A contribuire alla debolezza del listino milanese è il nuovo affondo di Bruxelles. La Commissione europea intanto ha espresso un primo parere sui nuovi obiettivi di bilancio fissati dalla nota di aggiornamento del Def, ritenuti una "deviazione significativa" dal percorso di aggiustamento raccomandato all'Italia e questo rappresenta "una fonte di grave preoccupazione". Domani, secondo quanto riportato dal Messaggero, dovrebbe tenersi una nuova una nuova riunione del governo sulla manovra.

Profondo rosso soprattutto per le banche: -0,12% Banco Bpm, -1,96% Bper e oltre -3% anche per Intesa Sanpaolo, Ubi Banca e Unicredit, con quest'ultima scivolata ai minimi da dicembre 2016. Seduta difficile anche per Fca (-0,35%) che si è uniformata alla debolezza del settore. Intanto gli analisti guardano già ai prossimi riscontri trimestrali, in arrivo il 30 ottobre. Mediobanca Securities, che stima un ebit in aumento del 10% annuo nel terzo trimestre rispetto al +7% delle stime di consensus, si aspetta buoni riscontri sostenuti da forti volumi nell'area Nafta che dovrebbero più che compensare la performance più debole di Maserati.

Infine, è riuscita a contenere i cali Tim (-1,96%) con il ceo Amos Genish che ha definito "cruciale" il confronto che ci sarà nei prossimi mesi in vista del varo del piano strategico 2019-2021, con la necessità di un allineamento tra il cda, il management e i principali azionisti. Genish ha poi difeso l'elevato esborso nell'asta 5G, ritenuta una rivoluzione che spingerà Tim alla ricerca di nuove joint venture per i contenuti multimediali che saranno trasmessi. Oggi Banca Akros ha confermato la raccomandazione buy su Tim con prezzo obiettivo a 0,9 euro ritenendo l'abbassamento dell'outlook da parte di Fitch una notizia "negativa ma difficilmente inattesa". 

Non si fa attendere la reazione dello spread dopo la lettera della Commissione Ue che, venerdì sera a marcati chiusi, ha di fatto bocciato i numeri del Def a partire già dal 2,4% del 2019. Il differenziale tra Btp e Bund tedeschi a 10 anni supera la soglia psicologica dei 300 punti base già a metà mattinata, per terminare la seduta a 303 punti.

Si tratta di livelli che non si vedevano dallo scorso maggio e che mettono una nuova forte pressione sul debito pubblico del Belpaese. Il tasso del decennale italiano si posiziona al 3,56% a fine giornata, allontanando ancora l'Italia dalle principali economie dell'eurozona, ovvero Germania (0,53%), Francia (0,87%) e Spagna (1,59%). Rispondendo a una lettera del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, Bruxelles ha scritto alla fine della scorsa settimana che nuovi obiettivi di bilancio fissati dalla nota di aggiornamento del Def sono ritenuti dall'esecutivo europeo una "deviazione significativa" dal percorso di aggiustamento raccomandato all'Italia e questo rappresenta "una fonte di grave preoccupazione".

Insomma, la Commissione fa capire che la manovra, così come sembra dai numeri del governo, sarà bocciata una volta inviata ufficialmente. L'Italia rischia l'apertura di una procedura di infrazione. Il ministro agli Affari europei, Paolo Savona, sembra ritenere solo momentanea l'impennata del differenziale e punta il dito contro l'Ue. "La prova dei mercati - dice Savona - è superata, i mercati non ci preoccupano. Noi vogliamo stare in Europa, ma l'Europa deve fare qualcosa per un'inversione". Tuttavia il ministro ribadisce che non c'è nessuno nel governo che pensi a un'uscita dall'euro o dal'Unione. "Nessuno - aggiunge l'economista - può dire che questa NaDef mette in dubbio la stabilità finanziaria dell'Italia e dell'Europa, siamo abbastanza forti per reggerla". Confcommercio non è affatto tranquilla. "Siamo preoccupati", dice il presidente dell'associazione, Carlo Sangalli, sottolineando che "gli andamenti dello spread e il loro impatto sui conti pubblici e sul sistema bancario ci ricordano costantemente l'importanza di politiche di bilancio equilibrate in un Paese in cui il rapporto tra debito pubblico e Pil supera il 130 per cento".

 

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