Borsa, Piazza Affari chiude in rialzo, brillano Cnh e oil
Il rischio Brexit continua ad agitare gli investitori

Piazza Affari ha chiuso in rialzo la prima seduta della settimana, in un clima di grande cautela in vista degli importanti appuntamenti di giugno, a partire dalla riunione della Federal Reserve e dal referendum sulla Brexit. Proprio il rischio Brexit continua ad agitare gli investitori, alla luce degli ultimi sondaggi pubblicati sulla stampa inglese, mentre negli Stati Uniti alle ore 18:30 (italiane) è atteso un intervento di Janet Yellen al World Affairs Council di Philadelphia. Il mercato tenterà di captare qualche informazione in vista della riunione della prossima settimana. Dopo i deboli dati sul mercato del lavoro Usa di maggio, sembra allontanarsi un rialzo dei tassi da parte della Fed già nella riunione del 14-15 giugno. In questo quadro, a Piazza Affari l'indice Ftse Mib ha chiuso con un rialzo dello 0,74% a 17.625 punti.

Le vendite hanno colpito la maggior parte dei titoli del comparto bancario: Bper ha ceduto lo 0,46% a 4,29 euro, Intesa Sanpaolo lo 0,36% a 2,204 euro, Ubi Banca l'1,29% a 3,06 euro, Unicredit l'1,90% a 2,586 euro. Ben comprato il Banco Popolare (+5,04% a 3,082 euro) nel primo giorno dell'aumento di capitale da 1 miliardo di euro. Bene anche Popolare di Milano che ha guadagnato il 3,17% a 0,497 euro. Brillante Cnh Industrial (+6,30% a 6,92 euro) in scia alla promozione arrivata questa mattina da Goldman Sachs. Gli analisti della banca d'affari americana hanno alzato il giudizio sul gruppo del Lingotto da "neutral" a "buy", inserendo il titolo nella loro "conviction buy list". Il target price è stato portato a 8,30 euro dal precedente 6,10 euro.

Il balzo del petrolio ha galvanizzato il comparto oil: Eni ha guadagnato il 2,61% a 13,77 euro, Tenaris il 5,02% a 12,14 euro, Saipem il 2,80% a 0,359 euro. Nelle ultime settimane le strozzature all'output - incendi in Canada e attacchi agli impianti in Nigeria in primis - hanno ridotto l'offerta globale di circa tre milioni di barili al giorno. Intanto l'Arabia Saudita ha annunciato di aver ridotto i prezzi di 35 centesimi per gli acquirenti nordeuropei e di 10 cents per i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. La mossa sembrerebbe diretta a contrastare il pieno ritorno sul mercato dell'Iran, all'indomani del nulla di fatto dell'Opec sul ripristino del tetto produttivo.

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