Borsa, a Piazza Affari brillano le banche: vola Unicredit
Ftse Mib in rialzo del 2,50% a 16.778,05 punti

La seduta di Piazza Affari si conclude con gli umori alle stelle, che portano l'indice Ftse Mib a registrare la miglior chiusura del Vecchio continente, in rialzo del 2,50% a 16.778,05 punti. Sul podio anche le piazze di Madrid e Francoforte, con guadagni superiori all'1% per l'Ibex e dello 0,9% circa per il Dax. Gli indici continentali hanno beneficiato delle buone notizie provenienti dal fronte macroeconomico pubblicate questa mattina. L'indice Pmi composito, elaborato da Markit, ha messo in luce una crescita sostenuta del settore privato dell'Eurozona nel mese di agosto. Alla luce di questi dati, JP Morgan ha rivisto le proprie stime circa la politica monetaria perseguita dalla Banca centrale europea, ritenendo improbabile un taglio dei tassi nel prossimo meeting a settembre.

A Milano ha brillato il comparto bancario (+5,34%) principalmente grazie a Fineco Bank. Quest'ultima con un balzo del 7,9% porta le azioni ad un valore di chiusure di 5,39 euro, guadagnando la maglia rosa del listino. Bene impostate anche Ubi Banca, che guadagna lo 7,03% a 2,38 euro, ed UniCredit con un progresso del 6,63% a 2,09 euro. Per l'istituto di Piazza Gae Aulenti gli acquisti sono stati generati dalla notizia secondo cui il Ceo della compagnia assicurativa polacca Pzu, Michal Krupinski, sarebbe pronto a volare a Milano per trattare con Unicredit al fine di rilevare parte della quota del 40,1% di Bank of Pekao in mano alla banca italiana.

Unico segno negativo fra i 40 principali è Campari, che segna una una flessione dello 0,15% a 9,80 euro. Chiudono in territorio positivo anche i titoli dell'energia come Saipem, +4,63% a 0,41 euro, ed Eni, +1,34% a 13,62 euro. Il mercato dell'oro nero, dopo il rally di agosto, ha subito in giornata pressioni crescenti, per poi recuperare con un rimbalzo. Le attese degli operatori sono tutte rivolte all'incontro di settembre tra i Paesi Opec ad Algeri, dove si potrebbe tornare a discutere di un congelamento della produzione in un'ottica di riequilibrio del mercato.

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