Bce: Italia a rischio senza risanamento, e il debito fa paura

Torino, 13 set. (LaPresse) - E' ancora gracile il risanamento dei conti pubblici, appeso a una ripresa economica che non c'è. E se il rapporto debito/Pil non scende, i 1967,5 miliardi di passivo della pubblica amministrazione renderanno tutto inutile. Il bollettino mensile della Bce lo dice con chiarezza, l'andamento dei conti pubblici fornito da Bankitalia lo conferma, visto che l'avanzo primario a luglio si è raggiunto solo grazie all'Imu. Insomma dopo giorni di apparente ottimismo, proprio la Bce da dove era arrivato qualche sorriso per la nostra economia ci getta nuovamente nel baratro.

L'Eurotower lo dice chiaramente: se il Governo non rispetterà gli impegni presi nell'ambito della governance europea, leggi riforma, darà "immediatamente luogo a rischi considerevoli per la sostenibilità del debito". La Bce dedica ampio spazio nel suo bollettino mensile alla situazione del debito pubblico italiano. Vengono tracciati tre scenari: se tutto va bene il rapporto debito/Pil raggiungerà il 123 per cento nel 2012 per poi scendere al di sotto del 100 per cento entro il 2020; se va così così debito/Pil al 111% nel 2020; con un risanamento sarà incompleto il rapporto sarà al 117%. Ma la crescita arriverà? A meno di miracoli no, lo dice sempre la Bce che prevede "una variazione annua del Pil in termini reali compresa fra il -0,6 e il -0,2 per cento nel 2012 e fra il -0,4 e l'1,4 per cento nel 2013". L'Eurotower ha quindi ribassato tutte le sue precedenti stime. "Gli indicatori economici segnalano una protratta debolezza dell'attività nella parte restante dell'anno, a fronte di una maggiore incertezza - spiegano a Francoforte - l'economia dell'area recupererà solo molto gradualmente" determinando "una disoccupazione elevata".

Senza dimenticare che "il riacutizzarsi delle tensioni nei mercati finanziari potrebbe accentuare i rischi sia per la crescita, che per l'inflazione". Ecco perché, la Bce non si nasconde e avverte: "I governi devono essere pronti ad attivare l'Efsf/Esm nel mercato obbligazionario in caso di circostanze eccezionali nei mercati finanziari e di rischi per la stabilità finanziaria, nel rispetto di condizioni rigorose ed efficaci in conformità con le linee guida stabilite". Timori che diventano angosce guardando all'evoluzione del nostro debito che a luglio è diminuito di 5,5 miliardi rispetto al mese precedente e risulta pari a 1.967,5 miliardi, ma solo grazie all'Imu. Infatti sempre a luglio le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono aumentate di 4,0 miliardi (+10,6 per cento) rispetto allo stesso mese del 2011. Nei primi sette mesi gli incassi sono cresciuti solo di 7,7 miliardi (+3,6 per cento) a fronte di un fabbisogno pubblico stabile a o quasi a quota 42,7 miliardi.

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