Bce, cos'è il quantitative easing e che effetti ha

Roma, 22 gen. (LaPresse) - Il quantitative easing è una misura di politica monetaria che serve a immettere liquidità nel sistema. La Banca centrale, in questo caso la Bce, 'stampa' moneta attraverso l'acquisto sui mercati finanziari di titoli di Stato o di prodotti di altro tipo. Gli effetti del quantitative easing riguardano in primo luogo il cambio: con l'immissione in circolo di più denaro la moneta si deprezza. Le sole attese di una prossima attuazione della misura da parte dell'Eurotower hanno portato l'euro nei giorni scorso sotto quota 1,15 dollari, fino ai minimi sul dollaro dall'autunno del 2003. Il calo della moneta favorisce l'export. Non solo. Maggiore moneta in circolazione e l'indebolimento dell'euro favoriscono l'aumento dei prezzi.

La Bce ha un obiettivo sull'inflazione annua "sotto ma vicino al 2%", mentre a dicembre l'andamento annuo dei prezzi dell'eurozona ha fatto registrare una discesa dello 0,2%. Inoltre, con l'acquisto di titoli di Stato, il Qe ha effetto sugli spread sovrani facendo scendere i tassi di interesse. Se infatti la Bce acquista bond pubblici questi tendono a pagare rendimenti sempre più bassi. Anche in questo caso, le sola aspettativa di un utilizzo di quello che viene definito il 'bazooka' dell'Eurotower ha fatto scendere lo spread del Btp a 10 anni italiano nei sotto quota 120 punti base. L'effetto si riflette su tutti i titoli bancari e aziendali che a livello di rendimento scontano il cosiddetto 'rischio Paese'. Questo significa, in parole semplici, che le imprese possono finanziarsi a un costo minore e che anche i prestiti all'economia reale, incluse le rate dei mutui concessi alle famiglie, diventano meno cari.

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