Banche popolari: ok a trasformazione in Spa, scatta il risiko
(Finanza.com)
Banche popolari sotto i riflettori a Piazza Affari, all'indomani del via libera da parte del Governo alla riforma sul settore. Il Consiglio dei ministri ieri ha approvato l'Investment compact che comprende le misure volte a trasformare 10 istituti di credito, quelli con attivi superiori agli 8 miliardi di euro, in società per azioni entro 18 mesi, attraverso l'abolizione del voto capitario. Il provvedimento, che non riguarderà le banche di credito cooperativo, coinvolgerà Banco Popolare (+4,2% a 11,45 euro), Ubi Banca (+0,5% a 6,34 euro), Banca Popolare dell'Emilia Romagna (+4,2% a 6,18 euro), Banca Popolare di Milano (+1,6% a 0,689 euro), Banca Popolare di Sondrio (+5,9% a 3,468 euro), Credito Valtellinese (+4,3% a 0,924 euro), Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio (+10,5% a 0,549 euro) e tre banche non quotate: Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Banca Popolare di Bari. "Un momento storico", ha commentato il premier Matteo Renzi "che arriva dopo 20 anni di dibattito".

Le conseguenze del provvedimento, come già detto alla vigilia del Cdm, sono deflagranti. A cominciare da una decisa accelerazione del consolidamento del settore. Per gli analisti di Equita è "difficile pensare a una poison pill in grado di ridurre la contendibilità. Una parziale contromossa potrebbe essere il voto multiplo (Bpm) e/o la ricerca di soci strategici (Bper)". Gli esperti non escludono aggregazioni che coinvolgano più di due soggetti (Bpm, Bper, Creval e/o Banco Popolare) con la creazione di due superpopolari che facciano capo a Ubi Banca e a Bpm. Inoltre sono convinti che possa crescere l'incentivo a costruire noccioli duri di azionisti, con l'aumento di compratori marginali sui titoli delle popolari.

"Rispetto a precedenti processi di consolidamento - fa notare la Sim milanese - aumenta l'incentivo a generare valore in chiave difensiva quindi ci attendiamo maggiore focus su sinergie da costo. La nostra stima di impatto positivo sugli utili di settore del 22% al 2016 (ossia oltre i 442 milioni di euro) derivante da risparmi del 9,4% sulla base costi complessiva, potrebbe essere conservativa. Operazioni di portata più grande presentano più execution risk ma anche maggiore potenziale di estrazione di sinergie: creazione di bad bank più grandi e strutture ad hoc per la gestione di non performing loans e sinergie su fabbriche prodotto". Il broker è convinto che le popolari possono proseguire il rerating riducendo ulteriormente lo sconto rispetto al tangible equity (ora al 25-30%). "Secondo noi Bpm merita un premio di almeno il 10% rispetto alla media vista la maggiore qualità del franchise e i fondamentali più solidi".

Anche Il Sole 24 Ore snocciola ipotesi sul tema aggregazioni. Per il giornale di Confindustria, una probabile pista potrebbe condurre Ubi Banca, tra le popolari uscite meglio dalla Bce, al Monte dei Paschi (+0,9% a 0,495 euro), che è pur sempre la terza banca italiana per asset, con la possibile nascita del terzo campione nazionale del credito dopo Unicredit e Intesa Sanpaolo. Altro ipotetico merger è quello tra Carige (l'altra Spa che non ha superato gli stress test dell'Eurotower, +1,07% a 0,06 euro) con Bpm, quest'ultima oggetto di vecchie indiscrezioni tornate alla ribalta su una fusione con Bper.

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