Banche, Fmi: Riforma governance, soprattutto fondazioni e popolari

Milano, 26 set. (LaPresse) - "Anche se le banche italiane hanno recentemente fatto progressi migliorando la loro corporate governance, di più deve essere fatto". Comincia così il working paper del Fmi, dedicato alle banche italiane dal titolo 'Reforming the Corporate Governance of Italian Banks'. Ulteriori miglioramenti che dovrebbero portare a: rafforzare ulteriormente le regole bancarie vigenti attraverso regole più severe sulle nomine di amministratori e azionisti di controllo; l'attuazione del nuovo regolamento sulle parti correlate; rafforzamento del controllo delle fondazioni, quando esse sono gli azionisti di controllo nelle banche; facilitare la trasformazione delle banche popolari in società per azioni. Il Fmi ricorda cone le Fondazioni bancarie siano il primo azionista del 23% delle banche con partecipazioni del 20% o superiori. Fondazioni che sono però vincolate da influenze politiche, nella composizione dei board e nella loro attività. Invece in altre banche, il controllo è detenuto dalle fondazioni attraverso patti tra azionisti con quote sempre più piccole. Per quanto riguarda le banche popolari poi, pesano le restrizioni sui diritti di voto e la capacità di raccolta di capitale. Fondazioni e banche popolari hanno quindi una qualità degli asset inferiore. Oltre ad essere monitorate da audit ed enti terzi (tra cui anche il Tesoro) indipendenti di controllo, le Fondazioni dovrebbero migliorare la qualità dei loro asset. Non solo, secondo l'Fmi, dovrebbero esser emessi dei paletti più chiari sulla rappresentanza delle fondazioni stesse nei cda, oltre a periodi chiari di intervallo tra ruoli politici e ruoli in questo tempo di enti, e viceversa. Non solo, si dovrebbero vietare i passaggi di ruoli operativi dalle Fondazioni alle banche. Più in generale, la divisioni tra banche e fondazioni dovrebbe essere più forte, senza eccezioni. L'Fmi cita il Regno Unito ad esempio, dove i politici non hanno accesso ai board delle Fondazioni. Sulle popolari, il Fmi definisce inadeguato l'attuale sistema di capitale, specie per le società quotate.

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