Banche, crack 4 per mala gestione.Fabi: Solo vertici sapevano

di Marco Valsecchi

Milano, 10 dic. (LaPresse) - "Vedo di buon occhio che il Parlamento possa aprire una commissione di indagine su ciò che è avvenuto in passato sul sistema bancario. Mi sembra un'ottima idea rispetto a cittadini". Ad auspicare che venga fatta chiarezza sul percorso che ha portato al crack della Banca Popolare dell'Etruria, Banca delle Marche e delle casse di risparmio di Chieti e di Ferrara, i quattro istituti per i quali il governo si è mosso attraverso il decreto salva-banche, è stato oggi il presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

La dichiarazione del premier, giunta in risposta alla domanda di un giornalista durante un evento a Palazzo Chigi, arriva all'indomani dell'audizione di fronte alla sesta commissione Finanze della Camera dei Deputati di Carmelo Barbagallo, capo del dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria della Banca d'Italia, avvenuta nell'ambito dell'indagine conoscitiva sul sistema bancario italiano. Presentando il punto di vista della banca centrale su quanto accaduto, Barbagallo ha innanzitutto evidenziato quello che è l'elemento di maggiore criticità per il sistema, allo momento, cioè la "qualità degli attivi delle banche italiane".

Parlando nello specifico dei quattro istituti, ha spiegato come a caratterizzarli sia stata "l'interazione tra debolezze della governance, inefficienze nell'erogazione del credito e deterioramento della situazione tecnica". Una situazione rispetto alla quale Bankitalia ha operato, sempre secondo Barbagallo, una vigilanza "continua, di intensità crescente al peggioramento della situazione aziendale", utilizzando "l'intero spettro degli strumenti disponibili": modifica dei controlli interni, revisione delle procedure di erogazione del credito, innalzamento delle svalutazioni, richiesta di sostituzione degli organi aziendali e di piani di ricapitalizzazione. Per arrivare infine al commissariamento, disposto dal Ministero dell'Economia e delle Finanze il 27 maggio 2013 per la Cassa di Risparmio di Ferrara, il 15 ottobre del 2013 per la Banca delle Marche, il 5 settembre 2014 per la Cassa di Risparmio di Chieti e il 10 febbraio 2015 per Banca dell'Etruria.

Misure che non hanno comunque impedito che si arrivasse all'epilogo al quale si è assistito nelle scorse settimane, con l'emanazione da parte del Consiglio dei Ministri del cosiddetto 'decreto salva-banche', sostenuto attraverso i soldi messi a disposizione dallo stesso sistema bancario. Una mossa intrapresa per anticipare l'entrata in vigore della direttiva europea sul bail-in, la cui obbligatorietà scatterà il primo gennaio 2016, che avrebbe - come ha spiegato ieri Barbagallo in audizione - "costretto a coinvolgere, oltre alle azioni e ai titoli subordinati, i circa 12 miliardi di euro di massa 'non protetta' delle quattro banche, inclusi i 2,4 miliardi di obbligazioni non subordinate".

Nel caso di Banca delle Marche, ispezionata più volte da Bankitalia nel corso degli anni, si sono visti i crediti incagliati passare tra il 2011 e il 2012 da 760 milioni di euro a 2,4 miliardi. Discorso simile per la Banca dell'Etruria, prima interessata da un procedimento sanzionatorio avviato dalla Banca d'Italia nei confronti degli esponenti aziendali dell'istituto nel dicembre 2013 e quindi commissariata in seguito ad accertamenti ispettivi che - si legge nella nota diffusa per comunicare l'amministrazione straordinaria - "hanno fatto emergere gravi perdite del patrimonio, dovute alle consistenti rettifiche sul portafoglio crediti".

A pesare su Carife, sarebbero stati titoli ad alto rischio acquistati prima del 2009 e quindi due operazioni immobiliari tradottesi in un accumulo di sofferenze. Mentre nel caso di Carichieti alle vecchie sofferenze si sarebbero assommate quelle generate dalla crisi economica del territorio di riferimento. "Quello che è successo ha due cause: malagestione e una politica spregiudicata da parte dei vertici delle banche che volevano recuperare terreno a fronte di una carenza di liquidità", sintetizza ora Lando Sileoni, segretario generale della Federazione Autonoma Bancari Italiani. "C'è un dato fondamentale - prosegue il sindacalista riferendosi all'intero sistema -, cioè che l'80% delle sofferenze è rappresentato da affidamenti, cioè decisioni prese dai vertici degli istituti. Questo ce lo dicono i dati di Bankitalia. I grandi gruppi premiano il rapporto diretto con le imprese e le industrie locali, mentre i lavoratori rispetto a queste decisioni non hanno nessuna responsabilità". Secondo i calcoli del Fabi, il 70% dei dipendenti dei quattro istituti di credito avevano investito in azioni o obbligazioni delle stesse banche. "Non sapevano come andavano le cose, perché non avevano accesso ai dati sensibili. Piuttosto, ne era a conoscenza la Banca d'Italia. Prima del commissariamento, gli stessi vertici tranquillizzavano i dipendenti", conclude Sileoni, aggiungendo che "se avessero saputo qualcosa, i lavoratori avrebbero trasferito le informazioni al cliente".

Un versante, questo, su cui si sta muovendo il Codacons. "Molti di quelli che si stanno rivolgendo a noi, lamentano il fatto di non essere stati informati sui rischi e sul grado di solidità delle banche", spiegano dall'associazione dei consumatori, parlando dei risparmiatori che hanno sottoscritto le obbligazioni subordinate dei quattro istituti, il cui valore è stato azzerato dal decreto salva-banche. Nel mirino del Codacons, che ha annunciato di voler intraprendere una azione risarcitoria collettiva mirata a ottenere il rimborso integrale dei titoli, proprio la mancanza di informazione che sarebbe andata a danno degli investitori. "Non si tratta solo del rischio di investimento - puntualizzano dall'associazione -, ma anche delle notizie non date circa lo stato di dissesto delle banche. Se me lo vendi come il prodotto di una banca solida, mi hai raggirato".

Attraverso il proprio sito internet, il Codacons ha iniziato a raccogliere le segnalazioni dei singoli risparmiatori, che verranno valutate da un team di avvocati. "Abbiamo già avuto oltre duemila visioni. E' presto per tirare le somme, ma spesso si tratta di anziani ai quali hanno fatto mettere firme senza spiegare. Se gli fosse stato detto prima che le banche erano in difficoltà, probabilmente avrebbero fatto scelte diverse", segnala chi sta seguendo la vicenda.

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