Bagnai: "Flat tax? Prima solo per le imprese" Pd attacca: "Esiste dal '73 e si chiama Ires"
Il leghista probabile sottosegretario all'Economia: "Dal secondo anno riguarderà anche i nuclei familiari". Marattin (Pd): "Assoluta ignoranza in materia: esiste da qualche decennio"

Nemmeno il tempo di insediarsi nei vari ministeri che già nel governo Conte parte la prima polemica. A innescare la miccia sono le dichiarazioni del leghista Alberto Bagnai, in lizza per il ruolo di sottosegretario all'Economia. "Mi sembra che ci sia un accordo sul fatto di far partire la Flat tax sui redditi di impresa a partire dall'anno prossimo - ha detto - Il primo anno per le imprese e poi a partire dal secondo anno si prevede di applicarla alle famiglie". Dunque, secondo Bagnai, per la 'tassa unica' le famiglie dovrebbero aspettare il 2020.

Un'ipotesi ben diversa da quella sbandierata in campagna elettorale. Tanto che a stoppare Bagnai è arrivato direttamente l'ideologo della flat tax, Armando Siri, anche lui senatore del Carroccio. "Allo stato attuale - ha spiegato in un'intervista ad Affaritaliani.it - posso dire che non è vero che dal prossimo anno la Flat Tax entrerà in vigore solo per le imprese, ma che ci sarà anche per le famiglie. Poi tutto sarà a regime per il 2020. Si deve partire con degli step", ha spiegato assicurando che "per le famiglie cominceremo già dal 2019 con dei parametri che andranno a perfezionarsi nel 2020 fino a completarla".

Immediate le critiche dall'opposizione, a partire dal segretario reggente Pd Maurizio Martina: "Continua la presa in giro degli italiani da parte di Lega e M5S. Sulle imprese fanno finta di non sapere che abbiamo già fatto noi: Ires (dal 27,5 al 24%) e Iri (al 24% per le Pmi). Basta propaganda". All'attacco va anche una parte di Forza Italia, con Renato Brunetta che accusa: "Le dichiarazioni di Bagnai sulla flat tax sono chiacchiere che già disattendono il loro contratto e il programma del centrodestra. Stanno già suicidandosi". Renato Schifani parla di "falsa e finta partenza della maggioranza pentaleghista" e "per quanto ci riguarda saremmo favorevoli a questa riforma"  ma "sarebbe interessante capire attraverso quali fondi sarebbe finanziato questo nuovo taglio". E "Per le famiglie di flat tax non se ne farà nulla e come Forza Italia siamo decisamente critici, di certo non è un bell'inizio per questo governo e per Forza Italia un'ulteriore ragione per votare no alla fiducia".

A fare i conti sulla flat tax, che in realtà è diventata una dual tax con due aliquote, una al 15% per le famiglie fino a 80mila euro e una al 20% per quelle superiori, dovrà essere Giovanni Tria, che oggi si è insediato al ministero dell'Economia. Ad accoglierlo il suo predecessore, Pier Carlo Padoan, che gli ha illustrato i diversi dossier su cui sono impegnate le strutture del ministero. Il nodo più delicato è quello relativo alle clausole di salvaguardia dell'Iva che, se non disinnescate - e per farlo servono circa 12,5 miliardi nel 2019 e 19,1 miliardi nel 2020 -  faranno aumentare le aliquote già dal prossimo anno. Bisognerà vedere quali saranno le scelte di politica economica del ministro Tria. Lo scorso 14 maggio in un articolo su Formiche sottolineava che "non si vede perché non si debba far scattare le clausole di salvaguardia per finanziare parte consistente dell'operazione" flat tax.

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