Antitrust, convegno Treviso: serve più omogeneità in Europa

Treviso, 18 mag. (LaPresse) - Crescono ovunque competenze e poteri delle autorità antitrust, ma bisogna ben armonizzarli a livello europeo e finanziarli con fondi adeguati, in modo che possano ben adempiere alla loro funzione principale: difendere la concorrenza. E' il messaggio emerso dalla due giorni di Treviso, un convegno intitolato 'Antitrust fra diritto nazionale e diritto dell'Unione Europea', organizzato dallo studio legale Rucellai & Raffaelli, che ha visto intervenire i capi delle autorità antitrust italiana, francese, portoghese, l'ex numero uno di quella americana, nonchè giuristi di impresa, magistrati, professori universitari, economisti e tutti quelli si occupano in un modo o nell'altro della materia.

'L'esperienza storica - ha detto Giovanni Pitruzzella, presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato - dimostra come l'abbandono delle politiche per la concorrenza e il congelamento del diritto antitrust non sono mai stati fattori di superamento delle crisi, ma al contrario di aggravamento delle crisi economiche'. Quindi, ha spiegato, bisogna tenere la barra dritta e l'Antitrust italiano lo sta facendo: dal primo dicembre 2011 a oggi, ha detto, l'Autorità ha erogato sanzioni per circa 60 milioni di euro. Insistere su questo fronte, ha sottolineato, non vuol dire però mettere la testa sotto la sabbia: 'Dobbiamo prendere atto - ha spiegato Pitruzzella - della realtà in cui ci troviamo: è sottoposto a tensione quell'elemento che era stato fattore trainante dell'apertura dei mercati: l'Europa. Le tensioni che vive l'Europa monetaria - ha aggiunto - si ripercuotono inevitabilmente sul mercato unico'. Ma, ha sottolineato, la risposta alla crisi non può venire dall'abbandono delle norme della competizione. Al contrario, la crescita si può ottenere solo con 'una valorizzazione del mercato e della concorrenza'.

Paradossalmente, però, la crisi colpisce anche l'antitrust. In Portogallo la Autoridade da Concorrencia, l'agenzia nazionale che corrisponde alla nostra Agcm, ha subito tagli che la mettono in difficoltà, ha denunciato il presidente dell'organismo, Manuel Sebastiao. 'Abbiamo perso - ha detto - uno staff di dieci persone che non possiamo sostituire. Quando al governo si inizia con i tagli non si fa attenzione a quello che viene tagliato'. 'Alle agenzie antitrust - ha confermato William Kovacic, ex presidente (tra il 2008 e il 2009) della Federal Trade Commission americana - si chiedono sempre più cose. Il problema è che si aspettano che tu possa correre in Formula 1 col budget che va bene per una corsa ciclistica'. Oggi le autorità antitrust hanno ruoli sempre più estesi, ha detto, come spiegare all'opinione pubblica 'come funzionano i meccanismi di formazione dei prezzi' perché, per esempio, 'in molti Paesi la maggior parte delle persone pensa semplicemente che l'energia dovrebbe costare poco, essere abbondante, verde, e prodotta da qualche altra parte'. Le agenzie antitrust insomma 'devono fare qualcosa di più che semplicemente applicare la legge. Devono avere una funzione pedagogica'.

Una delle urgenze, ha sottolineato Bruno Lasserre, presidente della Autorité de la Concurrence, è rendere più omogenee le azioni delle varie autorità europee. 'C'è bisogno di una convergenza - ha spiegato - nel modo in cui implementiamo le azioni conseguenti alle norme stabilite dai trattati europei. Abbiamo ancora limiti temporali diversi - ha aggiunto - per aprire istruttorie. L'area in cui bisogna intervenire più urgentemente è quella delle fusioni. E' urgente armonizzare il modo in cui calcoliamo le multe. Un'altra questione sono i procedimenti, che sono molto differenti. Il che è sorprendente, visto che partono da un trattato comune'.

Proprio questo è uno degli obiettivi fondamentali di Pitruzzella, ha spiegato Giovanni Calabrò, direttore generale per la concorrenza della Autorità garante della concorrenza e del mercato: 'Tra gli obiettivi della presidenza di Pitruzzella - ha detto - c'è un maggior confronto con le altre Autorità antitrust europee. Il presidente - ha annunciato - parteciperà direttamente ai lavori in sede di Commissione europea che si terranno la settimana prossima e ha partecipato già ai lavori in sede Ecn (European Competition Network, ndr), il network delle autorità di concorrenza. L'Ecn, che fu a suo tempo avviato dal presidente Tesauro ormai una decina di anni fa, si riunisce regolarmente almeno due volte l'anno e il presidente Pitruzzella ha già partecipato a una prima riunione, per confrontarsi sulle tematiche di maggior rilievo a livello internazionale'.

Il problema, ha spiegato Roberto Chieppa, segretario generale dell'Agcm - è che le leggi interne sono leggermente diverse tra loro. Per esempio in Europa la base di calcolo per l'inflazione è il fatturato delle imprese nel settore preso in esame, in Italia è il fatturato globale delle imprese. Quindi se una impresa di grandi dimensioni fa una infrazione in un settore di piccole dimensioni la base risulta diversa. Poi inevitabilmente c'è una discrezionalità nel qualificare grave o molto grave una infrazione'.

La necessità di avere Autorità antitrust sempre più forti è tutta in un numero: 70 miliardi. A tanto ammonta in Europa il costo per i consumatori delle violazioni delle norme della concorrenza. A spiegarlo è stato Gerald Barling, presidente del Competition Appeal Tribunal britannico, citando un rapporto della Commissione Ue del 2010. La questione, ha spiegato, è che 'nessuno fa causa per un danno di 20 euro' e che 'le persone spesso non sanno neanche di essere vittime' di un comportamento scorretto da parte delle imprese. Una delle cose che si potrebbero fare, ha detto, è introdurre il meccanismo di 'opt-out'. Oggi la maggior parte degli Stati europei dispone di strumenti di 'opt-it', comunemente noti come class action, 'grazie ai quali un avvocato può promuovere un'azione legale alla quale si possono associare tutte le persone che hanno ricevuto il danno'. Con il meccanismo di 'opt-out', invece, quello che avviene è che il giudice stabilisce la misura del danno complessivo e poi chi lo ha subito può chiedere la sua quota proporzionale di risarcimento.

A questo tipo di meccanismo rovesciato le aziende naturalmente sono contrarie. Perciò, ha spiegato Barling, 'è improbabile che l'Ue riesca a introdurlo', ma i singoli Stati potrebbero avviarsi in questa direzione. Attualmente, ha aggiunto, nel mondo a prevedere questo tipo di opzione sono gli Stati Uniti, il Canada e l'Australia. In Europa ce l'hanno l'Olanda e parzialmente la Danimarca. Lo prevede anche il diritto della Norvegia, che però non è nell'Ue.

Nella direzione giusta sta andando il governo Monti che ha esteso alcuni poteri dell'Antitrust in modo puntuale, con strumenti grazie ai quali l'Autorità può impugnare gli atti delle pubbliche amministrazioni lesivi dela concorrenza, in questo modo svolgendo una funzione preventiva. In passato, però, non è sempre stato così: 'Bisogna rinforzare l'attività dell'Antitrust - ha spiegato Giuseppe Tesauro, giudice della Corte costituzionale ed ex presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato - ma non devono dargli compiti che non sono i suoi solo per far ridurre l'attenzione sulla concorrenza'. 'Ci sono dei poteri - ha spiegato - che sono stati dati all'Antitrust ma che con l'Antitrust non avevano un collegamento troppo stretto, come il conflitto di interessi o le pratiche commerciali scorrette. Hanno aumentato il lavoro dell'Agenzia ma non erano nel suo dna'. In particolare Tesauro ha fatto riferimento alla competenza sul conflitto di interessi, attribuita nel 2004, e quella sulle pratiche commerciali scorrette, di qualche anno dopo.

Un'altra novità in arrivo è che dal primo gennaio 2013 entrerà in vigore un migliore sistema di finanziamento dell'Antitrust. 'L'indipendenza di una autorità è - ha spiegato Chieppa - è collegata al budget. Se ogni anno deve concordare il bilancio col governo l'indipendenza può venire meno. Noi siamo passati da un sistema molto critico a uno nuovo, introdotto col decreto liberalizzazioni: il finanziamento dell'Autorità antitrust diventa a totale carico del mercato, attraverso una percentuale sul fatturato per le imprese che fatturano oltre 50 milioni di euro'. 'Questo - ha aggiunto - ci rafforza l'autonomia anche se ci carica di responsabilità, perché sentiamo molto l'argomento della spending review e ora che siamo a carico dei privati ci sentiamo ancora più obbligati a spendere bene i soldi'.

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