Ambiente, biochar e agricoltura sostenibile: sfida fra alti costi e normativa

di Laura Carcano-

Torino, 16 set. (LaPresse) - Torino, 16 set. (LaPresse) - Scarti agricoli, vegetali e del verde urbano riutilizzati per realizzare il biochar (biocarbone) un ammendante naturale che può arricchire le coltivazioni limitando l'uso di componenti chimici ma anche del letame, che anche quando è naturale è una fonte di produzione di metano ritenuta più inquinante della CO2. Ad affrontare la sfida di rendere il biochar utilizzabile dagli agricoltori e disponibile sul mercato, attraverso economie di scala, è il progetto europeo E2BEBIS (Environmental and Economic Benefits from Blochar clusters in the Central Area.

Il progetto parte dal presupposto che più biochar verrà prodotto, più diventerà competitivo sul mercato e maggiori saranno i vantaggi in termini ambientali.

E2BEBIS è un progetto che ha l'obiettivo di creare un nuovo approccio ecologico all'agricoltura, alla gestione sostenibile dei rifiuti e alle energie rinnovabili, affrontando la sfida dell'impiego del biochar prodotto con la pirolisi.


"Il biochar (biocarbone)- spiegano dall'Uncem Piemonte, uno dei partner del progetto - potrebbe avere un interessante mercato. Tante sono le proprietà che lo rendono un prodotto eccezionale e, se aggiunto al suolo, va a stoccare il carbonio in modo stabile, quindi riduce le emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera. Le piante per crescere assorbono CO2; terminato il loro ciclo di vita questa ritorna in atmosfera in tempi relativamente brevi. Ogni forma di materia organica in decomposizione o immessa nei suoli è velocemente degradata producendo elevate emissioni di CO2 che contribuisce ad aumentare l'effetto serra. Ed è qui che il biochar, prodotto dal processo termochimico della pirolisi, gioca un ruolo fondamentale: trasformare la materia organica in una forma molto stabile, quindi più difficilmente degradabile, che può contribuire in modo decisivo a ridurre le emissioni".

Già duemila anni fa gli uomini aggiungevano nel suolo il carbone vegetale, una pratica tradizionale non solo in Amazzonia ma anche in Africa. Oggi i progressi tecnologici consentono di ottenere agevolmente il biochar, attraverso la pirolisi, un processo di decomposizione termochimica dei materiali organici.



Il progetto E2BEBIS è finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e ha una durata di due anni (maggio 2012 - novembre 2014) e coinvolge 8 partner di 5 Paesi europei (Italia, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Repubblica Ceca). Capofila del progetto è il Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell'Università di Bologna. Gli altri partner sono Uncem Piemonte (Unione nazionale Comuni Comunità ed enti montani, delegazione piemontese), Poltegor Institute (istituo di ricerca polacco che si occupa di tutela ambientale), BJ Energy (Gestione di impianti energetici, Slovacchia), European Development Agency (Agenzia di comunicazione a livello europeo, Repubblica Ceca), Centro di ricerca energetica-Vsb Università tecnica di Ostrava (Repubblica Ceca), Centro di ricerca scientifica Bistra Ptuj, l'Istituto europeo delle ceramiche e materiali da costruzione-Dipartimento di Ingegneria di Opole in Polonia.

"Il biochar (noto come biocarbone) è una sostanza molto simile al carbone - spiegano Nuria Mignone e Mauro Piazzi che collaborano al progetto per l'Uncem Piemonte - può avere svariati utilizzi in campo agricolo ed in particolare risulta essere un ottimo ammendante, in quanto ha proprietà che migliorano il contenuto organico e la struttura dei suoli e la capacità di ritenzione idrica e di nutrimenti".

"La pirolisi - sostengono i promotori del progetto E2Bebis - può essere funzionale in differenti contesti e con svariate tipologie di biomassa e può quindi essere considerata una valida opportunità per la gestione di un numero di problematiche ambientali che le comunità rurali ed urbane devono gestire, a condizione che la biomassa sia disponibile a livello locale. La pirolisi, infatti, rappresenta una soluzione economica ed efficace per lo smaltimento e la gestione di biomasse legnose, forestali e agricole (biomassa pura senza inquinanti, scarti non trattati), rifiuti vegetali e zootecnici e liquami. Il verde urbano che viene oggi portato in discarica potrebbe essere trasformato in biochar, che tra i vari utilizzi serve anche per la depurazione delle acque come filtro biologico. Possiamo quindi considerare questa tecnologia una innovativa alternativa sostenibile per la gestione dei rifiuti, per la produzione di energia rinnovabile e per la produzione di ammendanti con una elevata compatibilità ambientale".

"Tuttavia - fa notare Mignone - per la mancanza di un quadro giuridico e normativo chiaro ed univoco, in Italia, come in altri Stati europei, il biochar viene oggi considerato un rifiuto da discarica risultando sottoutilizzato. Se è noto che la cenere nei campi ha effetti positivi, nessuno ancora sa che il biochar prodotto con le moderne tecnologie ha qualità molto superiori alla cenere sparsa nei campi dai nostri nonni. Il progetto E2Bebis nasce quindi per trovare una soluzione a questo stallo e accrescere la consapevolezza sulle opportunità del biochar e della pirolisi".

Protagonisti del progetto E2BEBIS sono imprese e produttori di biomassa (legno, residui agricoli, animali e urbani), investitori, imprese meccaniche tecnologiche, fornitori energetici, consumatori finali, quindi cittadini e piccole comunità, aziende agricole, istituzioni pubbliche, comunità scientifica. 'Fra le finalità dei protagonisti del progetto - spiega Mignone - c'è anche quella di riconoscere legalmente il biocarbone, regolare a livello legislativo il biochar riconoscendolo come ammendante, promuovere fonti energetiche rispettose dell'ambiente, come richiesto dall'UE, e favorire le ricerche sul biochar e sulla sua qualità'.

"E2BEBIS - aggiunge Piazzi - vuole sviluppare dei cluster energetici locali che ruotino intorno a progetti di impianti di pirolisi e siano in grado di raggruppare fornitori di biomassa, di tecnologia, enti di ricerca, amministrazioni pubbliche, agricoltori e utenti finali dell'energia (cittadini). C'è naturalmente il problema della sostenibilità economica degli investimenti negli impianti. Se, infatti, la pirolisi come tale produce solo calore, con l'alternativa della gassificazione si arriva anche alla produzione di energia elettrica. Non essendoci in Italia ad oggi un mercato sviluppato per la vendita di biochar, solo se l'impianto produce energia elettrica e termica per il si realizzano le adeguate economie di scala. E' un'ipotesi che si sta valutando per esempio nel territorio di Pomaretto, nel torinese, a partire dalla biomassa di origine forestale. I limiti attualmente sono soprattutto normativi, in quanto la tecnologia della gassificazione, perfezionatasi negli ultimi anni, inizia a dimostrare una buona affidabilità". In merito però non mancano le critiche di alcuni ambientalisti che verso gli impianti a biomassa basati sul concetto di gassificazione esprimono alcune riserve su questa tecnologia, sulla sua efficienza e sull' impatto ambientale.


"E2BEBIS - spiegano i partner - agisce simultaneamente in differenti zone geografiche d'Europa, per dimostrare che le tecnologie per la produzione di biochar possono essere adottate in contesti che presentano diverse tipologie di biomassa, incluse quelle potenzialmente inquinanti o il cui processo di smaltimento è altamente energivoro".



Il progetto E2BEBIS ha posto l'attenzione sulle 'buone pratiche' oggi in atto nella produzione di biochar, organizzando visite ad impianti come quello della società Sonnenerde. Si tratta di una azienda austriaca con 14 dipendenti, che ha sede a Pinkafeld e che produce compost e terreni per l'utilizzo agricolo o per il ripristino ambientale. Con un investimento di un milione di euro in un impianto di pirolisi da 500 kilowatt produce biochar da circa due anni.

"E' un impianto che funziona a ciclo continuo e non produce energia elettrica - evidenzia il titolare Gerald Dunst.- Il nostro impianto e? il primo ad essere stato certificato a livello europeo e ad avere ottenuto una denominazione di qualità. All'inizio di quest'anno abbiamo inoltre ricevuto il via libera dalle autorità austriache per vendere il biochar che produciamo come ammendante del suolo".

Gerald la sua avventura, fatta di ricerche e sperimentazioni per la produzione di biochar, l'ha iniziata nel 2008 dopo l'incontro con lo studioso australiano Bruno Glaser.

"E, da allora - spiega Dunst - il mio pallino è quello di aumentare il carbonio nel suolo, perché ci guadagna l'ambiente e arricchisce il terreno". Il biochar viene venduto da Sonnenerde in purezza o miscelato con il compost e altri elementi.

"Fra i tanti ingredienti di base per i processi speciali di compostaggio - prosegue Gerald - ci sono gli scarti vegetali, che prima di tutto vengono triturati. Ma la formula necessita di ulteriori componenti. Durante la nostra ricerca sulla terra preta (in portoghese 'terra nera', una tipologia di suolo tipica del bacino amazzonico, di colore scuro dovuto alla fertilizzazione con materiale organico e carbone vegetale) abbiamo scoperto la necessita? di usare anche la polvere di roccia. Fondamentale poi è la corretta ventilazione: i mucchi di compost vengono areati due volte alla settimana. Il compostaggio, se eseguito correttamente, puo? offrire un valido contributo alla tutela del clima, ed essere cruciale per una gestione sostenibile delle risorse dal punto di vista ambientale".

Intanto in Italia 'Ichar', l'Associazione italiana che si occupa di biochar, due anni fa ha presentato al ministero dell'Agricoltura una richiesta di autorizzazione per applicare i risultati della ricerca sul biochar e ammetterlo come ammendante agricolo e quindi commerciabile. Ma l'iter prosegue anche con il confronto a livello europeo, perché questa diventerà materia Ue, che ha investito nella ricerca in questo campo. In Svizzera, per esempio, il biochar è già autorizzato; in Francia non è autorizzato per legge, però è ammesso in agricoltura biologica. Di usi potenziali censiti del biochar ce ne sono ben 55, ma ogni giorno se ne scopre un altro. Una nuova applicazione del biochar è quella per l'alimentazione degli animali: gli agricoltori e i ricercatori ritengono che in questo modo si riducano le emissioni di metano di ruminanti che, dopo le produzioni risicole, sono la seconda voce passiva nel bilancio delle emissioni di metano, un gas serra ritenuto più inquinante dell'anidride carbonica.

"Senza politiche di incentivazione - concludono i partner del progetto - non sarà comunque facile modificare le pratiche in uso, ma questo mercato di nicchia - almeno in Europa - (il biochar 500 euro la tonnellata) è destinato ad espandersi a ritmi molto rapidi a seguito del suo riconoscimento normativo, che ci si augura avverrà a breve".

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