Allarme Confindustria: Recessione in 2012

Roma, 15 dic. (LaPresse) - "L'inverno della recessione" è arrivato e in Italia sarà più marcato: nel 2012 il Pil chiuderà, infatti, con un -1,6% a cui seguirà, nel 2013, un recupero "molto parziale", dello 0,6%. Sono le previsioni del centro studi di Confindustria a certificare così, ad appena due anni dall'ultima crisi, il nuovo brusco stop nella crescita dell'economia italiana che risulterà la più colpita nella media dell'eurozona. Il rallentamento, dicono gli economisti di viale dell'Astronomia, è iniziato nell'estate del 2011 e peggiorerà fino alla prossima primavera cumulando una perdita complessiva di Pil "di 2 punti percentuali", mentre a fine 2013 il prodotto nazionale si attesterà "ancora ad un livello di -5,7 punti percentuali sotto il picco pre-crisi".

Per l'Italia è la quinta recessione dal 1980. A scatenare il deterioramento del quadro economico globale, già fiaccato dalla caduta nel 2008-2009, "la crisi dei debiti sovrani accompagnata e potenziata dalla frenata dei paesi emergenti, dagli effetti delle politiche di bilancio restrittive e dal peggioramento delle ragioni di scambio causato dai rincari delle materie prime". E la turbolenza dei mercati finanziari ha "riflesso il peggioramento accelerandone la diffusione nella percezione degli operatori economici la cui fiducia è scesa rapidamente, facendo ridimensionare i piani di spesa di famiglie e imprese". La già debole crescita italiana, infatti, si è contratta a partire dal terzo trimestre 2011 e fino a tutta la prima metà del 2012 il Pil è previsto scendere ad un ritmo medio dello 0,5%. Ma a partire dalla seconda metà del 2012 le variazioni congiunturali del Pil potrebbero tornare positive: "Ciò accadrà nell'ipotesi più probabile che sia affrontata in modo risolutivo la crisi dei debiti sovrani dell'eurozona".

L'Europa, secondo Confindustria, "è ad un bivio": o sceglie il dissolvimento dell'euro o imbocca un rientro in tempi brevi dalle insostenbili tensioni sui titoli sovrani per spingere la ripresa per metà 2012. "Non ci sono mezze misure" e sono "inconcepibili vie intermedie". La situazione è estremamente pericolosa: se crollasse l'euro, è la stima degli economisti di viale dell'Astronomia, le quattro maggiori economie dell'eurozona denuncerebbero un tracollo del Pil tra il 25 e il 50% e svanirebbero tra i 6 ed i 9 milioni di posti di lavoro per ciascun Paese. Sarebbe un default per tutti, Germania compresa.

Per evitare che questo drammatico scenario possa trasformarsi in realtà, il rientro dalle tensioni sui titoli sovrani deve essere "accompagnato dall'eliminazione dell'incertezza e dal ripristino di condizioni del credito regolari, dimostrandosi così finalmente efficaci le misure decise l'8 ed il 9 dicembre da Bce e Consiglio di Europa nel ristabilire la fiducia". Solo così "la ripresa sarebbe possibile già nella tarda primavera del 2012", si legge ancora nel rapporto di Confindustria.

L'alternativa sarebbe disastrosa, secondo gli industriali: "Proseguire con l'attuale quadro fatto di enormi divari tra i rendimenti dei titoli di Stato, di congelamento dell'interbancario, di frammentazione del credito in mercati internazionale e di prosciugamento dei prestiti causa l'accartocciamento della domanda e delle attività produttive". La "spirale debiti pubblici-difficoltà delle banche si avviterebbe in modo irrimediabile". La ripresa che gli industriali intravedono possibile dalla fine del 2012 passa, per l'Italia, proprio dallo sblocco del credito, dal ritorno della fiducia tra banche e dall'abbassamento della curva dei rendimenti sui titoli pubblici nei Paesi sotto attacco.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata