Agricoltura, Cia: 200mila posti di lavoro entro 2030

Bologna, 15 dic. (LaPresse) - "E' ragionevole stimare che nei prossimi 10/15 anni le attività connesse all'agricoltura sposteranno più di 40 miliardi di euro l'anno con la prospettiva di garantire circa 200 mila nuovi posti di lavoro". Lo afferma, in un comunicato stampa, la Confederazione italiana agricoltori (Cia), sulla base di dati emersi durante il convegno nazionale promosso dalla confederazione sul tema 'Verso il territorio come destino', svoltosi a Bologna alla presenza, tra gli altri, del ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti. Le stime sono fatte sulla base dei dati attuali, molto promettenti: "L'agricoltura e l'agroalimentare producono ogni hanno un fatturato vicino ai 300 miliardi di euro - comunica la Cia -. Sono oltre 20mila gli agriturismi disseminati sul territorio e oltre 80mila le aziende che sviluppano molteplici attività, dalla produzione di energie alla manutenzione delle aree verdi anche urbane".

"Anche se il Paese continua a respirare una crisi persistente nell'agricoltura e nel territorio rurale, ci sono sempre nuove idee ed energie per superare l'impasse e creare ulteriori occasioni di reddito e sviluppo - ha evidenziato nel suo intervento Dino Scanavino, presidente nazionale della Cia -. E infatti nelle aziende diversificate il contributo della multifunzionalità sulle entrate complessive arriva al 25%, superando il 30% nel caso delle imprese agricole 'under 40', grazie anche a una maggiore attitudine al rischio e propensione a fare innovazioni di processo e di prodotto. Ma anche grazie a una più elevata sensibilità per le tematiche sociali e ambientali".

Secondo l'analisi della Cia, supportata da un'indagine recente realizzata in collaborazione con il Censis, "l'impresa agricola recupera vigorosamente una dimensione sociale, culturale, che si affianca a quella puramente economica: propone e influenza stili di vita e di consumo, fa innovazione sociale, produce esternalità positive nella società e nel modo di concepire l'impresa, il territorio, il mercato, le relazioni umane e famigliari. Basti pensare al fenomeno della multifunzionalità dell'agricoltura, e in particolare agli 'agri-nidi', alle fattorie sociali e didattiche, agli agriturismi, ma anche alla crescente attenzione verso la responsabilità sociale d'impresa all'interno del comparto: fenomeni, questi, che insieme al fermento economico, rappresentano i principali fattori di mutamento all'interno del nostro patrimonio agroalimentare, e dai quali il 39,7% degli italiani, e specialmente quelli del Centro (44,5%), dove queste dimensioni sono ben più radicate, si aspetta che possa derivare l'impulso al cambiamento della vita materiale, e non solo. Soltanto dalla riqualificazione del patrimonio artistico e architettonico (55,3%) sembrano derivare potenziali d'impatto ancora più profondi, anche per via della situazione più complicata che esso attraversa, e che rappresenta ormai un problema strutturale per il nostro Paese".

Il segreto del successo delle imprese agricole più innovative, secondo la Cia, è "la multifunzionalità", ovvero "la valorizzazione delle attività connesse, associate a quelle classiche, che in 7 casi su 10 sono interpretate in chiave innovativa. Ma sempre nel solco delle tradizioni, delle tipicità locali e dell'ecosostenibilità". Se si chiede agli italiani in quali settori incentiverebbero un figlio, nipote o conoscente a puntare per il futuro nella scelta degli studi e del lavoro, "il 48,2% si orienta verso le nuove tecnologie (nanotecnologie, biotecnologie, bioingegneria), il 16% propende per l'agricoltura, nonostante in più casi questa contempli la necessità di assumersi il rischio d'impresa e resti un mondo complesso, in cui accedere non sempre è semplice". Inoltre, "se si aggrega il dato riferito all'agricoltura a quello riportato dalle nuove energie (32,3%) e dal turismo (21,8%), attività strettamente interrelate alla prima - conclude la Cia - la soglia riferita alle nuove tecnologie è largamente superata".

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata