Tim verso nuovo ad. Altavilla pronto a ritirarsi, in pole Gubitosi

Di Maio fa sapere che "il governo ha una posizione laica. Chiunque venga scelto sarà nostro interlocutore"

L'ex manager Fca Alfredo Altavilla sarebbe pronto a ritirarsi dalla corsa per la carica di Ad di Tim. A quanto si apprende da fonti qualificate, in pole position ci sarebbe Luigi Gubitosi, sul cui nome il Governo avrebbe dato il suo placet. La scelta di Gubitosi però aprirebbe un problema sul fronte Alitalia: l'ex Wind è infatti uno dei tre commissari della compagnia aerea e dunque bisognerebbe sostituirlo.

Il Cda di Tim si riunirà domenica nel pomeriggio, a Roma, proprio sulla questione nomine. Interrogato a margine di un evento milanese su chi preferirebbe tra Altavilla e Gubitosi alla guida di Tim, prima dei rumors sul possibile ritiro del primo, il ministro dello Sviluppo economico e vicepremier Luigi Di Maio aveva professato equidistanza. "Non c'è nessuna preferenza sui nomi. Saremo laici. Chiunque sarà scelto sarà l'amministratore delegato, con cui interloquiremo", assicura il capo politico del Movimento 5 Stelle.

E se la stampa italiana fa i nomi dell'ex capo dell'area Emea di Fiat Chrysler Automobiles e dell'attuale commissario straordinario di Alitalia, i giornalisti iberici, invece, sostengono che ci sia anche un terzo nome nella "short list" sulla quale ci concentrerà il board dell'azienda di telecomunicazioni: quello di Luis Miguel Gilpérez, ex presidente di Telefónica España, citato da El Economista. Ma c'è anche chi non ritiene sia il caso di procedere direttamente con la nomina. "È forse opportuno confermare la reggenza del presidente e aprire rapidamente un confronto con tutti gli attori, sotto la regia del governo e con al centro l'interesse superiore del Paese, capace di indicare finalmente una prospettiva di consolidamento e di crescita che tuteli innanzitutto l'occupazione", suggeriscono i segretari di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, rilevando che "il lungo conflitto tra i maggiori azionisti di Tim, culminato con la rimozione dell'ad, conferma una condizione di profonda instabilità nell'assetto proprietario che da tempo è uno dei mali oscuri che stanno affossando la società".

 Il titolo dell'azienda, intanto, ha passato una giornata rosea a Piazza Affari, guadagnando un netto 1,90% e portandosi a 0,52 euro. Questo nonostante S&P Global Ratings abbia comunicato il taglio dell'outlook sulla società a "stabile" dal precedente "positivo", osservando tra l'altro come le dimissioni di Amos Genish vadano a generare "incertezza rispetto all'aderenza della società al piano strategico triennale, al regolare funzionamento del suo board e alla contnuità del futuro management". Il giudizio di S&P, va detto, rimane comunque "BB+" e i rilievi sono anche positivi, nel momento in cui gli esperti parlano di una "performance operativa resiliente" nel terzo trimestre e osservano come la società abbia assorbito meglio di altri player l'ingresso in Italia di Iliad.

Novità, infine, sul fronte parlamentare: è stato depositato in Commissione Finanze del Senato un emendamento al Dl Fisco che norma l'integrazione tra le reti di Tim e Open Fiber. La proposta di modifica al decreto, firmata dal senatore pentastellato Emiliano Fenu, "è volta a favorire lo sviluppo di investimenti in infrastrutture di rete a banda ultralarga" e nel suo testo vengono sottolineate "le possibili inefficienze derivanti dalla eventuale duplicazione di investimenti in infrastrutture nuove e avanzate a banda ultralarga".

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