“Sviluppi internazionali” spingeranno la Fed a posticipare il rialzo dei tassi
(Finanza.com) Il riferimento fatto dalla Federal Reserve agli "sviluppi internazionali” dovrebbe sottintendere che il primo rialzo del costo del denaro avverrà più tardi del previsto. È quanto emerge da una nota diffusa oggi da Morgan Stanley. Secondo la banca fondata da Henry Morgan e Harold Stanley "la Fed è stata paziente e il riferimento agli ‘sviluppi internazionali' fornisce una nuova prospettiva all'outlook andando a supportare la view della nostra economista Ellen Zentner secondo cui il primo incremento dei tassi si avrà a marzo 2016”.

Secondo l'esperta il processo di normalizzazione dei tassi sarà posticipato a causa dell'andamento dei prezzi del greggio che, inevitabilmente, finirà per penalizzare l'inflazione. Il colosso newyorkese stima che nel 2015 il Brent si attesterà in media a 52 dollari il barile, 36 in meno rispetto alla stima precedente. Una contrazione delle quotazioni dell'oro nero, stima MS, spinge al rialzo la crescita economica dello 0,1% ma riduce l'andamento dei prezzi al consumo dello 0,5%.

"Entro marzo del 2016, stando alle nostre stime, sia l'inflazione in versione completa che quella ‘core' (l'indice calcolato al netto delle variazioni dei prodotti alimentari e di quelli energetici, ndr) dovrebbero segnare un incremento. Segno più anche per i salari, favoriti dalla discesa del tasso di disoccupazione in quota 4%”. In questo contesto, la Fed "godrà di solide motivazioni per rimuovere gradualmente le politiche accomodanti”.

Sull'altra sponda dell'Atlantico "l'euro è diventata una valuta per finanziarsi e quindi un calo della propensione al rischio è destinato a spingere al rialzo la moneta unica”. In un contesto risk-off a farne le spese saranno le valute ad alto rendimento "che dipendono dai flussi in entrata”.

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