Ex Ilva, partite 2.500 lettere di licenziamento dalle aziende dell’indotto

Ex Ilva, partite 2.500 lettere di licenziamento dalle aziende dell’indotto

Urso: “Grave emergenza determinata da decreto su chiusura area a caldo”. La segretaria Pd attacca il governo

Le aziende dell’indotto dell’ex Ilva hanno annunciato ai sindacati le lettere relative alla procedura di licenziamento collettivo che coinvolgerà “un numero di lavoratori superiore alle 2.500 unità” nell’indotto dell’ex Ilva. È quanto si apprende dai sindacati. Una mossa che arriva dopo che la Corte d’Appello di Milano il 27 luglio ha stabilito lo stop all’area a caldo dell’acciaieria entro 90 giorni se non verranno rimosse le fonti di amianto e ridotte le emissioni nocive entro i limiti di legge. La procedura è stata annunciata ai sindacati da Nicola Convertino, presidente di Aigi, l’associazione datoriale che raggruppa una quota preminente delle imprese dell’indotto Ilva, in una Pec ai sindacati, con le comunicazioni di 28 imprese, nella quale scrive che “con profondo rammarico comunica e trasmette in allegato alla presente le lettere relative alla procedura di licenziamento collettivo che coinvolgerà un numero di lavoratori superiore alle 2.500 unità”. Il provvedimento viene definito “un atto dovuto e inevitabile, diretta conseguenza dell’improvvisa scadenza fissata per la chiusura dell’area a caldo già nel mese di ottobre, per la quale non si ravvisa alcuna possibilità di riavvio”. La comunicazione arriva a pochi giorni dall’incontro a Palazzo Chigi dell’8 settembre

Urso: “Auspichiamo che la proposta della cordata italiana si concretizzi”

“La cordata italiana ha presentato una manifestazione di interesse come altri e i commissari la stanno valutando, avendo fissato tra l’altro un limite per la presentazione di quello che sarà poi il piano industriale. Abbiamo convocato i sindacati, gli enti locali e le imprese in una full immersion, martedì prossimo a Palazzo Chigi. Vedremo se la manifestazione di interesse della cordata italiana, che mi sembra piuttosto significativa perche’ vi hanno aderito 14 importanti aziende siderurgiche del nostro Paese, si concretizzerà, come tutti ci auguriamo, con una proposta vincolante, che i commissari dovranno giudicare in modo comparativo con le altre che eventualmente saranno presentate o resteranno in campo”. Così il ministro il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine del Forum Ambrosetti a Cernobbio.

La Fiom a Meloni: “Il governo più longevo non sia quello che chiude Taranto”

“Non vorremmo ricordare il governo più longevo della storia repubblicana come quello che ha chiuso l’Ilva senza offrire alcuna prospettiva occupazionale, industriale e ambientale. È giunto il tempo di dare risposte concrete alle rivendicazioni dei lavoratori”. Lo scrive la Fiom Cgil Taranto in lettera aperta alla presidente del Consiglio, che venerdì festeggia in Puglia il record del governo più stabile. “In occasione dell’iniziativa a Bari sul governo più longevo della storia della Repubblica italiana – scrive la Fiom di Taranto – crediamo sia necessario farLe presente quanto si sta verificando a Taranto sulla pelle di migliaia di lavoratori dell’ex ILVA e dell’Appalto, oltre che sul futuro di una città già fortemente provata da una vertenza ad oggi irrisolta e che nei prossimi mesi rischia di implodere definitivamente. La vertenza Ilva, dal 2012 ad oggi, ha attraversato vari governi, sia politici che tecnici, e nessuno di questi ha mai programmato un serio processo di transizione ecologica: passaggio necessario per superare le criticità ambientali e sanitarie, oltre al dramma occupazionale e industriale che non riguarda solo Taranto e il Mezzogiorno, ma l’intero Paese”. “Sia chiaro”, premette il sindacato, “nessun governo nel corso degli anni ha garantito una prospettiva industriale tale da farci uscire da questa fase di impasse. Si è costantemente intervenuti con decreti d’urgenza per rinviare un problema sicuramente non di facile soluzione, determinando di fatto un progressivo peggioramento delle condizioni dei lavoratori e degli impianti dello stabilimento siderurgico. Tuttavia, crediamo fermamente che la stabilità di un esecutivo avrebbe dovuto garantire una prospettiva industriale e, di conseguenza, occupazionale e ambientale, al fine di evitare quanto sta accadendo a Taranto e negli altri siti in cui il gruppo ADI è insediato”. “Il prossimo 8 settembre a Palazzo Chigi, il giorno prima dell’udienza in cui si discuterà l’istanza di sospensiva, il governo dovrà necessariamente dare risposte in merito alla piattaforma presentata dalle organizzazioni sindacali – aggiunge -. Soprattutto, dovrà chiarire se il governo più longevo della storia repubblicana intenda chiudere un sito d’interesse strategico, mettendo per strada 20 mila lavoratori e provocando una bomba sociale e ambientale senza eguali”. 

Boccia: “Meloni a Bari festeggia anche 2.500 licenziamenti ex Ilva?”

“Un Governo che festeggia quanto è durato invece di spiegare cosa ha fatto per migliorare la vita degli italiani sta già confessando il proprio fallimento. Mentre a Palazzo Chigi si celebrano record di durata, nel Paese reale le famiglie fanno altri conti: quanto costa riempire il carrello della spesa, mettere benzina, pagare le bollette; quanto vale davvero un salario e quanto bisogna aspettare per potersi curare. E proprio oggi arriva da Taranto una notizia drammatica: sono partite le procedure di licenziamento collettivo per oltre 2.500 lavoratori dell’indotto ex Ilva. Duemilacinquecento lavoratori, duemilacinquecento famiglie alle quali il Governo, dopo anni di annunci, non è stato capace di dare una prospettiva. Questa è la distanza tra la propaganda e l’Italia reale”, dice il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia. “Governare a lungo non significa governare bene. Il tempo trascorso al potere non è un risultato: il risultato è ciò che lasci nella vita delle persone. E dopo quattro anni restano una pressione fiscale cresciuta, una produzione industriale in difficoltà, costi dell’energia che continuano a pesare su famiglie e imprese e, sull’ex Ilva, un’emergenza industriale e occupazionale che sta precipitando.Per questo ci chiediamo: stasera a Bari, mentre festeggerà il suo Governo, Giorgia Meloni avrà il coraggio di spiegare ai 2.500 lavoratori dell’indotto ex Ilva e alle loro famiglie che cosa dovrebbero festeggiare loro?”, aggiunge.

Urso: “Grave emergenza determinata da decreto Corte su chiusura area a caldo”

“Abbiamo convocato il tavolo a Chigi, con i sindacati, gli enti locali, le associazioni di imprese, per martedì prossimo, e in quell’occasione ci confronteremo con tutte le parti istituzionali e sociali per affrontare questa grave emergenza determinata dal decreto della Corte d’Appello, in attesa che i ricorsi dei commissari abbiano una risposta”, ha detto il ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, arrivando ai festeggiamenti del governo a Bari. “I licenziamenti riguardano l’indotto, l’indotto lavora con l’area a caldo e, se chiude, è chiaro che manca il lavoro per le imprese e i lavoratori. Abbiamo convocato la riunione, che affronterà nella sua complessità tutta la vicenda”, nella quale “l’annuncio dei licenziamenti da parte di alcune imprese dell’indotto è un grave campanello d’allarme per tutti”, conclude Urso. 

Schlein: “Mentre Meloni festeggia a Bari, a Taranto partono licenziamenti”

“Mentre Giorgia Meloni festeggia a Bari, partono 2500 lettere di licenziamento a Taranto destinate ai lavoratori dell’indotto Ex Ilva, ed Electrolux conferma il suo piano di esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi. Anziché perdere tempo ad autocelebrarsi il governo dovrebbe occuparsi delle vertenze che riguardano lavoratrici e lavoratori, famiglie e imprese, e affrontare i nodi che in questi 4 anni non ha saputo risolvere. A nulla servono innumerevoli post propagandistici sui social, video e opuscoli autocelebrativi, la realtà presenta sempre il conto. E la realtà è che dopo questi 4 anni di governo Meloni gli italiani stanno peggio, dal costo d’energia più alto d’Europa ai salari tra i più bassi, dai prezzi dei carburanti alle stelle al rincaro del 30% del carrello della spesa. Può continuare a illudersi che la propaganda copra la verità, salvo essere smentita da numeri e fatti concreti. Ai lavoratori dell’indotto ex Ilva e a quelli di Electrolux va la nostra solidarietà e la conferma del nostro impegno per continuare a proporre al governo soluzioni concrete”. Così in una nota la segretaria del Pd Elly Schlein. 

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