Carburanti, il prezzo medio sale ancora: diesel ai massimi, cosa succede ora

Carburanti, il prezzo medio sale ancora: diesel ai massimi, cosa succede ora
– (foto di Cecilia Fabiano/ LaPresse)

In Italia i rincari alimentano il pressing sul governo. Con le accise mobili lo sconto vale solo 6 centesimi

I prezzi dei carburanti continuano a salire e il diesel supera il picco massimo, alimentando il pressing sul governo per un nuovo taglio delle accise. Secondo gli ultimi dati del Mimit, il prezzo medio self service ha raggiunto 2,161 euro al litro per il gasolio e 1,968 euro per la benzina, con un’accelerazione iniziata dopo la scadenza, il 3 luglio, dell’ultima proroga e aggravata dalla risalita dei prezzo del petrolio (il Brent vicino ai 100 dollari al barile). Superati i livelli di marzo 2022, quando è stato toccato il record del diesel 2,112 euro al self e 2,244 al servito.

Taglio alle accise, il governo prende tempo

Il rincaro, che viaggia ai ritmi di 1-2 centesimi al giorno, riporta i prezzi oltre i livelli che a marzo avevano spinto il governo a varare una riduzione temporanea delle accise. Ma, almeno per ora, l’esecutivo sceglie di attendere. Il Consiglio dei ministri non ha adottato alcun provvedimento, nonostante nelle ore precedenti fossero circolate indiscrezioni su un possibile ricorso alle cosiddette accise mobili e su un bonus destinato ai pendolari. La prudenza dell’esecutivo riflette la posizione già espressa dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Nei giorni scorsi, il titolare del Mef ha spiegato di non avere ancora a disposizione i dati sull’extragettito Iva prodotto dall’aumento dei prezzi dei carburanti, in questo modo, un nuovo intervento sarebbe possibile solo ad agosto.

Ipotesi accise mobili, lo sconto vale solo 6 centesimi

Proprio il meccanismo delle accise mobili resta l’ipotesi principale allo studio: la misura utilizza il maggior gettito Iva generato dal caro carburanti per ridurre temporaneamente le accise. Ma al momento con questo meccanismo lo sconto potrebbe valere però solo circa 6 centesimi al litro, mentre il taglio di 25 centesimi deciso il 18 marzo era costato 417 milioni, coperti con i tagli ai ministeri. Parallelamente è stata presa in considerazione anche l’ipotesi di un bonus per i pendolari, rilanciata dal vicepremier Matteo Salvini, ma anche su questo fronte non è arrivato alcun via libera.

Le stime sul rincaro

La Cna stima che soltanto nelle prime settimane di luglio il rincaro abbia comportato un aggravio di circa 850 milioni di euro. “In 3 settimane il prezzo medio del gasolio è salito di 27,9 centesimi di euro”, sottolinea il Codacons, parlando di “aumenti che portano un pieno di gasolio a costare 14 euro in più rispetto al 3 luglio scorso (+13,95 euro per la precisione)”, mentre “un pieno di benzina costa 8,25 euro in più”.

Le opposizioni sul piede di guerra

Al pressing delle associazioni, si aggiungono le critiche delle opposizioni. Il Partito democratico chiede la riattivazione immediata delle accise mobili: “Il governo non ha finora neppure riattivato una misura doverosa e a costo zero – affermano la capogruppo alla Camera Chiara Braga e Nicola Zingaretti -. Come pure assente è una vera strategia contro le speculazioni che quotidianamente rilevano milioni di italiani in giro sulla rete autostradale”. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte accusa il governo di aver chiuso il Consiglio dei ministri “a mani vuote: zero interventi sui prezzi dei carburanti che schizzano oltre 2 euro al litro e che stanno divorando il potere d’acquisto e gli stipendi dei cittadini”.
Per gli autotrasportatori, “la frenata dell’esecutivo su nuove risorse per fronteggiare il caro energia rischia di scaricarsi interamente sulle imprese di trasporto”. Tuttavia, la Federazione Autotrasportatori Italiani (Fai) è contraria all’accisa mobile: “Questa misura penalizzerebbe in maniera decisiva il nostro settore e andrebbe ad annullare quanto stanziato per il comparto a seguito della recente vertenza con il governo”.

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