Bankitalia, Panetta: “Ai leva decisiva per la produttività, Italia guardi a futuro e giovani”

Bankitalia, Panetta: “Ai leva decisiva per la produttività, Italia guardi a futuro e giovani”
Il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta in occasione della Relazione annuale di Banca d’Italia sul 2025. Roma Venerdì 29 Maggio 2026 (photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)

Il governatore, nella sua relazione annuale, ha parlato anche della crisi legata alla guerra in Iran

L’intelligenza artificiale può divenire una leva decisiva per rilanciare la produttività dell’economia italiana. Il potenziale, tuttavia, non si realizzerà automaticamente: dipenderà dal grado di diffusione tra le imprese – a partire da quelle piccole e medie – e dalla capacità di integrarla nei processi produttivi”. Così il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, nella sua relazione annuale. “Il contributo potenziale è rilevante. La produttività del lavoro potrebbe aumentare di 0,2 punti percentuali all’anno in uno scenario di adozione lenta, e di oltre 1 punto in caso di diffusione rapida e pervasiva”, sottolinea spiegando che ” “Nello scenario più favorevole, questi guadagni potrebbero più che compensare il calo del prodotto potenziale dovuto alla contrazione della popolazione in età da lavoro. Insieme a una maggiore partecipazione al mercato del lavoro, renderebbero possibile una crescita duratura dell’economia italiana” ma “Un’adozione estesa incontra però ostacoli significativi, soprattutto tra le imprese minori” e “Per superare questi ostacoli, l’intervento pubblico può essere decisivo, soprattutto nelle fasi iniziali”.

“La crescita si decide su adozione e applicazione tecnologie”

Lo sviluppo dei modelli di frontiera – e il potere economico e strategico che ne deriva – è fortemente concentrato. Cinque grandi aziende statunitensi detengono circa tre quarti della capacità di calcolo mondiale; negli Stati Uniti viene sviluppata anche la maggior parte dei modelli generalisti. La Cina sta rapidamente riducendo il divario, mentre l’Europa rimane in ritardo. Questa concentrazione non preclude però benefici diffusi. Nelle grandi rivoluzioni tecnologiche, i guadagni maggiori sono spesso andati non a chi le ha originate, ma a chi ha saputo adottarle e applicarle. È su questo terreno che si deciderà la crescita futura”.

Impatto su lavoro non privo di costi”

La transizione non sarà priva di costi. Non tutti i lavoratori potranno spostarsi agevolmente dalle attività rese obsolete verso quelle nuove; i benefici potrebbero concentrarsi su chi possiede competenze più elevate, accentuando le disuguaglianze. Perché l’intelligenza artificiale diventi una leva di crescita diffusa, occorre favorirne l’adozione nelle imprese – incluse quelle piccole e medie – e investire nella formazione delle persone. I lavoratori più esposti al cambiamento vanno tutelati e accompagnati nella riqualificazione delle competenze, affinché i guadagni di produttività si traducano non solo in maggiore efficienza, ma anche in nuove opportunità di lavoro e in una più ampia partecipazione ai frutti dell’innovazione”.

L’intervento pubblico può essere decisivo, soprattutto nelle fasi iniziali” per l’adozione e diffusione dell’Ai in Italia e “L’Italia dispone di punti di forza rilevanti: infrastrutture di calcolo tra le più avanzate d’Europa, una solida tradizione scientifica e universitaria, un ampio risparmio privato. Serve una strategia in grado di mobilitare queste risorse: non sussidi generici, ma politiche mirate. In primo luogo, va rafforzato il trasferimento tecnologico attraverso strutture di supporto pubblico capaci di accompagnare le imprese nell’individuazione delle soluzioni più adatte alle loro esigenze” e vanno “sostenute la nascita e la crescita di aziende innovative”, rafforzando “le industrie del venture capital e del private equity, capaci di sostenere progetti ad alto rischio e alto potenziale”. Inoltre “Lo Stato può inoltre agire da committente primario” orientando “la domanda pubblica verso applicazioni avanzate in settori come sanità, energia, sicurezza e mobilità. Anche la diffusione dell’intelligenza artificiale nelle Amministrazioni pubbliche può accrescere l’efficienza e la qualità dei servizi offerti ai cittadini e alle imprese”. Ancora, “è essenziale creare, in un quadro europeo condiviso, condizioni favorevoli all’adozione dell’intelligenza artificiale”. Insomma “Non servono ingenti risorse pubbliche, ma una strategia coerente e sostenuta nel tempo, che offra alle imprese un quadro stabile entro cui investire. Resta fondamentale, come già ricordato, governare gli effetti sul lavoro“.

“Prospettive economiche fortemente deteriorate”

“Le prospettive economiche si sono fortemente deteriorate”. Così il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, nella sua relazione annuale, ricordando che “i rincari energetici erodono il reddito disponibile e comprimono i margini delle imprese. Il rialzo dei rendimenti irrigidisce le condizioni finanziarie. I debiti pubblici, già elevati dopo anni di politiche espansive, lasciano spazi ridotti per interventi di sostegno. Il quadro generale resta fragile. Con ingenti debiti pubblici e vulnerabilità crescenti nell’intermediazione non bancaria, anche shock circoscritti possono generare effetti a cascata. La crescita mondiale è esposta a rischi più numerosi, più interconnessi e più difficili da governare rispetto al passato. E’ difficile stabilire quanto dureranno le ostilità e quanto sarà stabile l’assetto che seguirà” ma in ogni caso “l’incertezza è destinata a restare elevata, ostacolando la pianificazione di famiglie e imprese e frenando consumi e investimenti”.

“Crisi profonda ordine mondiale ma risposta non è chiusura”

 L’ordine monetario di Bretton Woods “attraversa una crisi profonda. Gli squilibri macroeconomici persistenti, la distribuzione diseguale dei benefici della globalizzazione, il ritorno del protezionismo, l’uso strategico delle risorse economiche, finanziarie e tecnologiche ne hanno indebolito le fondamenta. Le tensioni geopolitiche si trasmettono rapidamente al sistema economico e al benessere dei cittadini. L’incertezza globale è ormai parte delle decisioni di famiglie, imprese, governi” ma “La risposta non può essere la chiusura. Riaffermare il valore della cooperazione non significa ignorare le fragilità dell’assetto precedente, né rinunciare alla sicurezza economica e all’autonomia strategica. Significa evitare che la ricerca di protezione si trasformi in isolamento; che l’interdipendenza, anziché motore di progresso, diventi fonte di divisione; che la frammentazione finisca per indebolire proprio ciò che si vorrebbe difendere: lavoro, sviluppo, benessere”, evidenzia.

“Italia guardi al futuro con determinazione”

 “L’Italia deve guardare al futuro con determinazione. Ha punti di forza importanti: conoscenze scientifiche all’avanguardia, risorse umane da valorizzare, un sistema produttivo con eccellenze riconosciute, una solida posizione finanziaria di banche, imprese e famiglie. È un patrimonio prezioso. Perché diventi un vero vantaggio, occorre orientarlo verso crescita, redditi e prosperità negli anni a venire. La tecnologia sarà il terreno decisivo di questa sfida – aggiunge – Intelligenza artificiale, robotica e altre innovazioni stanno ridisegnando i processi produttivi, l’organizzazione del lavoro, la domanda di competenze. Restare ai margini di questa trasformazione significherebbe accettare un arretramento della capacità di crescere, proprio mentre l’invecchiamento della popolazione rende indispensabile aumentare il contributo di ogni lavoratore e di ogni impresa”.

“Il successo del Paese dipende da capacità di offrire futuro a giovani”

 “Il criterio ultimo del successo sarà la capacità di offrire opportunità e futuro ai giovani. Un Paese che innova deve saper valorizzare le competenze, premiare il merito, trattenere e attrarre talenti, consentire a ciascuno di contribuire secondo le proprie abilità. È una questione di efficienza e di giustizia insieme. Creare le condizioni perché le nuove generazioni possano realizzare le loro aspirazioni e concorrere al progresso del Paese non è solo una responsabilità economica: è il compito civile di questo tempo. Solo così l’Italia potrà attraversare un mondo sempre più frammentato senza subirne le divisioni, e trasformare la transizione tecnologica in una stagione di libertà, lavoro e fiducia nel futuro”.

© Riproduzione Riservata