Lo smart working, un vecchio ritorno, che riemerge in tempi di crisi energetica. E su cui i sindacati vanno in pressing. E’ stato uno dei simboli della pandemia, con le riunioni con lo sfondo della libreria di casa e l’informatizzazione forzata di tutte le procedure. Poi il lavoro da remoto ha iniziato una lenta ritirata, le amministrazioni lo hanno ridimensionato anche negli accordi collettivi.
Il consiglio dell’Aie
Ora la crisi energetica dovuta alla guerra all’Iran lo riporta d’attualità, come strumento di risparmio (contro il rincaro dei prezzi dei carburanti) dopo che l’Aie, l’Agenzia internazionale per l’energia, l’ha inserito nel suo decalogo per ridurre la domanda di petrolio. Per l’Agenzia, lo smart working, dove possibile, ridurrebbe la domanda di carburante per gli spostamenti casa-lavoro, al pari dei limiti della velocità e delle targhe alterne. Sull’ipotesi – ripresa nei giorni anche dall’Unione europea con il commissario Dan Jørgensen che ha invitato gli Stati a valutare “misure di riduzione della domanda” dei carburanti – c’è anche la pressione dei sindacati.
Il governo studia i vari scenari
Far spostare ogni giorno 3,5 milioni di dipendenti pubblici, spesso costretti all’utilizzo dei mezzi propri incide molto sui consumi di carburante. Per non parlare dei lavoratori del privato. Un dato che sicuramente non sfugge al governo, che studia i vari scenari in funzione dell’evolversi della situazione in Medioriente. Le valutazioni però sono in divenire, tanto che interpellando i diversi ministeri interessati – Pa, Ambiente, Lavoro – nessuno si sbilancia, eventualmente “le decisioni saranno collettive del Cdm“.
Risparmi anche per la Pa
“La possibilità di aumentare il ricorso allo smart working ci sarebbe, ma purtroppo molte amministrazioni hanno ridotto il numero di giornate. Non si tratta di ritornare alla situazione pandemica, ma di prendere atto degli accadimenti degli ultimi giorni, perché andare a lavorare oggi ha un costo sempre maggiore. E i risparmi riguarderebbero anche la stessa pubblica amministrazione che avrebbe costi minori di gestione”, rileva il segretario generale Fp Cgil Federico Bozzanca.
La richiesta della Cgil
Proprio la Cgil la scorsa settimana aveva inviato una lettera per chiudere misure per contrastare gli effetti del caro-energia e carburante promuovendo il maggior ricorso possibile allo smart working; i destinatari della missiva erano al ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, al presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga, al presidente di Upi Pasquale Gandolfi e al presidente di Anci Gaetano Manfredi. “Nella presidenza del Consiglio stessa c’è stato un arretramento”, ricorda Bozzanca, con il dimezzamento dello smart working, eppure “lo spazio per incrementare il numero dei giorni c’è. Occorrono innovazioni organizzative per questo incremento”.
Liberta di scelta per le amministrazioni
In una recente intervista il ministro Paolo Zangrillo, pur non chiudendo del tutto, aveva sottolineato che “non è utile porre limiti generalizzati, perché ogni amministrazione deve essere in grado di valutare come utilizzarlo al meglio in base alla proprie caratteristiche ed esigenze”. In attesa delle decisioni del governo, fonti sindacali spiegano che alcune amministrazioni come l’Agenzia delle Entrate si stanno organizzando per massimizzare il lavoro agile.

