Messina: "Fiducia su cedola"

Non delude il 2020 di Intesa Sanpaolo, caratterizzato dalla pandemia ma anche dall’acquisizione di Ubi Banca. La maggiore banca italiana riesce a contenere i contraccolpi della crisi legata al Covid. L’anno si è chiuso con un utile netto contabile a 3,277 miliardi di euro e un utile netto di 3,505 miliardi escludendo il saldo positivo delle componenti relative all’acquisizione di Ubi Banca (pari a 684 milioni di euro), oltre che l’impatto contabile del connesso azzeramento del goodwill della Divisione Banca dei Territori (pari a 912 milioni).

La patrimonializzazione del gruppo si conferma solida, con coefficienti patrimoniali su livelli largamente superiori ai requisiti normativi. Il Common Equity Tier 1 ratio pro-forma al 31 dicembre è infatti pari al 15,4%, al 16,9% escludendo l’acquisizione di Ubi Banca e al 15,9% includendo l’acquisizione di Ubi Banca ma escludendo le attività del ramo d’azienda da cedere a Bper Banca, livello top tra le maggiori banche europee. Bene anche il livello di crediti deteriorati. Ca’ de Sass ha già superato con un anno di anticipo, per circa 6 miliardi, l’obiettivo di riduzione – pari appunto a circa 26 miliardi – previsto per l’intero quadriennio del Piano di Impresa 2018-2021.

Risultati che permettono al gruppo di aspettarsi per l’anno in corso, includendo l’operazione Ubi, un utile netto superiore a 3,5 miliardi di euro, con un costo del rischio inferiore a 70 centesimi di punto. “Considero questa stima piuttosto conservativa, perché con la riduzione massiccia che abbiamo ottenuto in termini di crediti deteriorati e la guidance con un costo del rischio sotto i 70 punti base, possiamo facilmente raggiungere questo risultato e addirittura fare meglio”, commenta con fiducia il ceo Carlo Messina.

Il buon andamento dei conti fa ribadire a Intesa Sanpaolo anche il proprio impegno rispetto alla remunerazione degli azionisti. Il gruppo prevede la distribuzione di dividendi cash per 694 milioni di euro a valere sul 2020, pari al massimo consentito dalla Banca centrale europea. “Non c’è niente che mi fa pensare che non saremo in grado di distribuire tutti i dividendi una volta caduto il divieto della Bce”, ha ribadito Messina dichiarandosi “fiducioso” che l’istituto da lui guidato riuscirà a pagare le tre cedole previste per i propri azionisti nel 2021. Il manager ha ricordato che una volta finito il divieto sui dividendi “daremo altri 1,9 miliardi di cedole” oltre all’importo di quasi 700 euro atteso a maggio.

Procede senza intoppi anche l’integrazione con Ubi Banca. Sulla base dell’attuale stato di avanzamento del processo il gruppo stima sinergie in aumento a oltre 1.000 milioni di euro, a regime nel 2024 e a oltre l’80% nel 2023, dai circa 700 milioni attesi al momento dell’offerta pubblica di acquisto e scambio, di cui per i costi a oltre 700 milioni da circa 550 milioni e per i ricavi a oltre 300 milioni da circa 150 milioni.

Quanto al futuro, il gruppo esclude per il momento di spingersi verso ulteriori acquisizioni. Queste operazioni sono “positive se si possono creare sinergie e la nostra operazione con Ubi secondo me è stata davvero fantastica da tutti i punti di vista”, ha spiegato Messina per poi aggiungere: “Non mi sembra che ci siano attualmente sul mercato operazioni che possano creare sinergie per Intesa Sanpaolo che creino valore per nostri azionisti”.

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